Un bimbo con un quoziente intellettivo fuori dal comune: a un anno e mezzo svolgeva operazioni matematiche complesse e a tre leggeva e scriveva tranquillamente. Un piccolo genio che paradossalmente è prigioniero delle sue straordinarie capacità. E’ Matias un bambino bellissimo, sorridente e con un’intelligenza straordinaria che però gli provocava frustrazione e rabbia. Anche la famiglia ha avuto inizialmente grandi difficoltà, i genitori si sentivano impotenti non riuscendo a comprendere fino in fondo di cosa avesse bisogno il figlio. A raccontarlo è Laura la mamma nella speranza che condividere la loro esperienza possa aiutare qualcuno nella stessa situazione.
“Che avesse caratteristiche diverse dagli altri bambini ce ne accorgemmo subito. Matias - spiega la mamma - però era iperattivo, stargli dietro una fatica. Le prime diagnosi furono confuse: autismo, adhd, disturbo del linguaggio e del comportamento. La nostra fortuna è stata trovare persone che ci hanno indirizzati a centri in grado di fare una vera diagnosi”. A dare l’aiuto di cui avevano bisogno Matias e la sua famiglia è stata la Fondazione Roma Litorale. “Grazie a loro e alle tante persone che seguono Matias oggi le cose si stanno via via sistemando. Gestisce meglio le frustrazioni, ha comportamenti meno problematici”.
I bambini plusdotati
Matias è un bimbo plusdotato. Un fenomeno sommerso fino a qualche anno fa, poco studiato, che inizia ora ad affacciarsi con sempre maggiore frequenza. “Molto più diffuso di quanto si pensi – spiega la dottoressa Alba Sunshine Bettoschi, neuropsichiatra infantile responsabile dell’area ‘età evolutiva’ della Fondazione Roma Litorale, ente che si occupa di oltre 400 bambini con disabilità intellettiva e fragilità sul litorale di Roma, di cui diversi plusdotati -. Molti vengono per un semplice disturbo del linguaggio o del comportamento ma sotto c’è tanto altro. Li immaginiamo geni, i primi della classe. In realtà spesso hanno difficoltà, non studiano, non si interessano alla scuola perché non si sentono capiti. Sono frustrati dalla sua rigidità”.
“Matias – spiega la dottoressa Bettoschi – presenta una estrema maturità cognitiva alla quale fa da contraltare una immaturità emotiva molto forte. Parliamo di un bambino che all’asilo scriveva, leggeva e faceva operazioni complesse mentre gli altri giocavano. Questo ha sempre provocato in lui molta frustrazione e rabbia nei confronti senza però che ne capisse il reale motivo. La prima cosa che abbiamo fatto è stata proporre e ottenere che saltasse una classe, dalla seconda è passato in quarta. Abbiamo poi iniziato una serie di interventi cognitivo comportamentali sia a casa che a scuola a cui associamo interventi assistiti con gli animali in un maneggio di Fiumicino e un parent training con la famiglia”.
“Oggi – afferma la dottoressa Bettoschi – è un ragazzo più gestibile anche se le modalità con la quale è stata costruita la scuola in Italia non lo aiutano. Servirebbero classi aperte, più flessibili. Avrebbe bisogno di svolgere il programma delle superiori per quanto riguarda alcune materie, mentre in altre quello delle medie”.
Piccoli geni che vanno male a scuola
“Primi della classe? No, tutt’altro. I ragazzi plusdotati in genere vengono segnalati proprio perché non vanno bene, non studiano, non si interessano della scuola, fanno fatica a concentrarsi perché si annoiano ed è difficile catturare la loro attenzione. Siamo di fronte a un fenomeno sempre più esteso. Abbiamo dati che ci indicano che in una scuola abbiamo almeno 5-6 bambini con queste caratteristiche e che senza le giuste attenzioni rischiamo di perdere”. (eg)