Dal 2020 il Comune di Roma ha incassato da Airbnb, il colosso degli affitti online, 5,9 milioni di euro raccolti come tassa di soggiorno. Come siano entrati questi soldi, però, il Campidoglio non lo sa esattamente: non è specificato quanto persone abbiano versato la tassa, quanti notti abbiano pernottato nella Capitale e nemmeno in quali tipologia di strutture.
Nasce da qui il contenzioso tra l’azienda degli affitti brevi e il Campidoglio, che sulla questione ha chiesto l’intervento della Corte dei Conti. Per ora i tentativi di Airbnb di mettersi in contatto con il Comune di Roma sono stati vani: il Campidoglio deciderà di chiarire la questione solo quando l’azienda si sarà messa in regola con le dichiarazioni.
Il braccio di ferro va avanti ormai da diversi mesi. A dicembre la direzione Turismo di Roma invia una lettera a Airbnb in cui invita l’azienda a comunicare entro 20 giorni “il numero di presenze e pernottamenti riferiti a ciascuna struttura a partire da aprile 2018”. Ieri è partita un’altra offensiva da parte dell'assessore al Turismo Alessandro Onorato: “Non è accettabile che Roma Capitale non sappia a cosa facciano riferimento i soldi che Airbnb versa nelle casse capitoline”, ha affermato l’assessore.
L'app di affitti online applica a tutte le strutture la stessa tassa di 3 euro e 50, a differenza di quanto fanno gli alberghi, che prevedono invece tariffe differenti in base al tipo di struttura. Lo scontro si è spostato il tribunale lo scorso 31 gennaio, quando il Comune di Roma ha chiesto l’intervento della Corte dei Conti.