Dopo il successo con la Fiorentina, Gian Piero Gasperini ha rilanciato da Trigoria un appello alla maggiore chiarezza interna e alla tutela del gruppo. Con Claudio Ranieri ormai fuori scena e Frederic Massara dato in uscita, il tecnico ha chiesto sostegno nelle scelte e una linea condivisa su mercato mirato e gestione degli infortuni, temi tornati centrali dopo il 5-2 con l’Inter.
Il punto del tecnico tra classifica e mercato
Gasperini ha ribadito di voler lavorare con profili funzionali, pochi ma mirati, come nel caso di Malen e Wesley. La corsa alla Champions resta aperta grazie alla coesione creata nello spogliatoio nonostante le turbolenze di Trigoria, e il tecnico ha ricordato che il quarto posto sarebbe stato più alla portata con scelte diverse in estate. Il concetto è racchiuso nelle sue parole: "Io lavoro però con le mie idee e se devo farlo con quelle degli altri, meglio trovarmi un altro posto".
Linea del club e obiettivi
La proprietà Friedkin da due anni privilegia investimenti su under 24: da Koné a Soulé, fino ai più recenti El Aynaoui e Vaz, con la formula del prestito prima del riscatto per gli over una certa età. L’obiettivo è generare plusvalenze, una strategia che l’allenatore accetta ma che vorrebbe coniugare con l’ambizione di vincere. A giugno ha scelto la Roma anziché la Juve aspettandosi un contesto protetto, ma si è spesso sentito solo.
Staff e infermeria, i nodi
Il tecnico ha portato con sé Gritti, Fumagalli, Borelli e Boccolini, innestandosi su uno staff ereditato da Ranieri (Spalla, Spignoli, il responsabile sanitario Petrucci, oltre a Bertolone e Catalano per i recuperi). Non sempre l’integrazione è stata fluida e non sono mancate perplessità sulla centralità degli specialisti esterni di fiducia dei Friedkin. I casi clinici più discussi riguardano Dybala, rimasto fermo 40 giorni prima dell’intervento al menisco, e Ferguson, fuori 45 giorni e poi operato, mentre per Dovbyk sono serviti dieci giorni di valutazioni dopo una ricaduta.
Gli scenari a Trigoria
Per il tecnico, "Fare la Roma più forte" significa intervenire anche dall’interno, armonizzando processi, competenze e decisioni. La priorità resta salvaguardare il gruppo e definire una rotta condivisa tra panchina e dirigenza per le prossime scelte.