Ricerca nel Sito

Roma, finisce in giro usura e dilapida l'eredità in 3 mesi: arrestati aguzzini

Roma, finisce in giro usura e dilapida l'eredità in 3 mesi: arrestati aguzzini

Dopo la morte dei genitori è finito in un giro di droga e usura, riuscendo a dilapidare il patrimonio ereditato in soli tre mesi. Discesa agli inferi, accompagnata da chi aveva tutto da guadagnarci: un trio di aguzzini pronto a vendergli la droga a tassi usurari. Avrebbero approfittato della fragilità del giovane dopo la morte dei genitori, trascinandolo nel baratro della dipendenza da crack e cocaina.

Roma, finisce in giro usurai e dilapida l'eredità in 3 mesi: arrestati aguzzini

Così nel giro di tre mesi lo hanno spogliato di tutti i suoi averi tra minacce e aggressioni, convincendolo a dilapidare l’intero patrimonio. Ad accorgersi che la vittima, un uomo di 36 anni, era in difficoltà sono stati gli agenti del Commissariato Prati. Le indagini hanno quindi portato all'arresto del trio, due uomini e una donna, che dovranno rispondere in concorso di concorso di usura, estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti.

È il piano escogitato da un trio di aguzzini, andato in frantumi grazie agli investigatori del Commissariato Prati, che, all’esito di un’indagine coordinata dalla Procura di Roma, hanno tratto in arresto due uomini e una donna, gravemente indiziati per concorso nei reati di usura, estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti.

L'inizio dell'incubo

A cadere vittima dei loro raggiri è stato un ragazzo di 36 anni che, colto da un momento di forte fragilità dovuto alla morte di entrambi i genitori, si è ritrovato nel tunnel della droga. I tre complici, capito il potenziale economico del ragazzo, gli avevano concesso, inizialmente, un primo acquisto “a credito”. A quello, poi, ne sarebbero seguiti altri sulla parola. Così, in sole due settimane, un debito di 1.800 euro era arrivato a oltre 14mila euro.

Oltre 30mila euro a settimana per la droga

Di fronte alle loro continue minacce ed aggressioni, la vittima aveva però scelto di pagare in silenzio, attingendo di volta in volta dal patrimonio ereditato, senza mai denunciare l’accaduto nel timore di subire ritorsioni fisiche dai suoi aguzzini. Tornava poi da loro per rifornirsi di altra droga.

Un copione andato in scena per circa tre mesi, quando ormai, tra gli addebiti per le consegne a domicilio della dose giornaliera, le richieste di denaro - comprensive di tassi usurari - erano arrivate ad orbitare su cifre che superavano i 30mila euro a settimana.

Le urla dall'appartamento e il sospetto

La svolta è arrivata quando gli agenti intervenuti per delle urla da un appartamento in zona Prati hanno capito che qualcosa non andava. A dare l'allarme un vicino preoccupato dal baccano, ma quando i poliziotti sono arrivati a casa della vittima, l’uomo ha sminuito l’episodio e si era dimostrato reticente e poco collaborativo. Il suo atteggiamento, però, non ha convinto i poliziotti. I riscontri acquisiti da quel giorno ad oggi hanno consentito di disvelare la vorticosa trappola in cui era sprofondata la vittima e che, in realtà, era celata dietro a quella lite apparentemente innocua.

Il copione si è interrotto qualche giorno fa, quando i poliziotti hanno fatto irruzione in casa della vittima “rovinando” l’abituale visita settimanale. Così, mentre gli agenti chiedevano alla donna spiegazioni sulla sua presenza nella casa, sull’uscio si era palesato anche il compagno e complice, che, non vedendola scendere, era salito per accertarsi che la riscossione andasse a buon fine.

Il libro mastro con i creditori da "sollecitare"

Entrambi, al momento del controllo di polizia, sono stati trovati con cocaina e crack. Le scorte di droga, poi, sono state rinvenute nell’alloggio dei tre complici, insieme ad un libro mastro contenente tutti i proventi della loro attività, con tanto di note dedicate ai creditori da “sollecitare”.

Accompagnata presso gli uffici del Commissariato, la vittima ha trovato il coraggio di denunciare le minacce e i soprusi subiti dalla coppia e dal loro “socio” in affari. Al termine degli accertamenti, per il trio è scattato l’arresto, successivamente convalidato dall’Autorità Giudiziaria con la misura cautelare della custodia in carcere.