La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di tre consulenti tecnici nominati nell’incidente probatorio sulla morte di Francesco Giacomo Saccomanno, due anni, deceduto il 3 gennaio 2019 durante un intervento al cuore all’Ospedale Bambino Gesù di Roma. Secondo l’accusa, il loro elaborato avrebbe inciso in modo determinante sull’andamento delle indagini, mentre un successivo approfondimento ha portato a conclusioni opposte e al processo per cinque medici dell’equipe per omicidio colposo.
Le contestazioni della Procura
La richiesta di processo per i tre professionisti — un pediatra, un chirurgo e un medico legale — riguarda la presunta falsità della consulenza messa agli atti. Nel capo di imputazione la Procura contesta ai tecnici di aver agito «per aver depositato un parere mendace sull’operato di chi ha avuto in cura il bambino». Per il pm, il documento «mendace» avrebbe finito per scagionare i chirurghi. La Procura non ha indicato un movente, limitandosi a ricostruire l’impatto del parere sul procedimento. L’udienza preliminare è fissata per settembre.
La ricostruzione clinica
Giacomo nasce il 14 settembre 2016 a Taormina con un blocco atrioventricolare congenito. Il giorno successivo gli viene impiantato un pacemaker presso il presidio del Bambino Gesù in Sicilia, un dispositivo per adulti che inizialmente non comporta complicazioni. Nel 2018 i genitori si rivolgono alla sede di Roma per la sostituzione. Dopo una visita in inverno, il minore viene dimesso, ma secondo l’accusa si sarebbe dovuto procedere con «dimissioni protette». La famiglia rientra in Sicilia per Natale, le condizioni peggiorano e il 31 dicembre il bambino viene trasferito con aereo militare a Roma. L’intervento avviene il giorno successivo. Il piccolo muore il 3 gennaio 2019.
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Dalla prima perizia al cambio di rotta
L’incidente probatorio si svolge a settembre 2020. A maggio 2021 i tre consulenti nominati dal gip escludono il nesso causale tra la condotta dei sanitari e il decesso, e sulla base di quel parere la Procura chiede e ottiene l’archiviazione. Una successiva rilettura della letteratura citata nella consulenza, svolta dall’avvocato Jacopo Macrì e trasmessa al pm Daniela Cento, porta a nuovi approfondimenti. Per il pm Caterina Sgrò le fonti scientifiche richiamate avrebbero imposto conclusioni diverse, determinando il rinvio a giudizio per cinque medici e, ora, la richiesta di processo per i tre consulenti. I familiari del bambino sono assistiti dagli avvocati Jacopo Macrì e Domenico Naccari.