Capre e pecore sbranate, così a Roma cresce l’allarme lupi. Non bastassero i cinghiali, che negli ultimi tempi hanno preso ad attaccare anche le persone, nella Capitale aumentano anche gli attacchi dei lupi a greggi e bestiame. Lo ha rivelato la Coldiretti di Roma che ha ricevuto dai pastori associati numerose segnalazioni da diverse aree della città, a nord e sud.
Il presidente di Coldiretti Roma, Niccolò Sacchetti, ha spiegato: “Ci sono pastori costretti da tempo a dormire nei furgoni in campagna per difendere il loro gregge dalle aggressioni, che già in passato si sono verificate. Si tratta soprattutto di quegli allevamenti allo stato semi-brado, come richiede la filiera per la produzione del latte necessario per il Pecorino Romano Dop o quella per l’agnello Igp. Una situazione che rischia di compromettere le nostre eccellenze del Made in Lazio”.
Aggiunge il direttore di Coldiretti Roma, Giuseppe Casu: “Questi numeri sembrano confermare che il lupo ormai, non è più in pericolo e dovrebbero spingere le istituzioni a definire un Piano nazionale, che guardi a quello che hanno fatto altri Paesi per la difesa dal lupo degli agricoltori e degli animali allevati. In un momento così delicato per il settore agricolo, ulteriormente gravato dopo la pandemia anche dalle ripercussioni del conflitto in Ucraina, abbiamo il dovere di tutelare il Made in Lazio e quelle realtà che rappresentano un’eccellenza per il nostro territorio”.
E ancora, conclude Coldiretti: “Fondamentale salvaguardare le biodiversità. La libertà di pascolamento di animali non può essere messa a rischio. E gli allevamenti in queste condizioni fanno fatica ad andare avanti. Quello che svolgono le aziende agricole da sempre, inoltre, è anche un ruolo di presidio dei territori, che senza la loro presenza rischierebbero di essere esposti al degrado e all’abbandono”.
G.