Colpo al patrimonio di un gruppo sinti radicato tra Roma e il basso Lazio. La Polizia di Stato ha eseguito la confisca di beni per un valore stimato in circa 1,8 milioni di euro, esito di un procedimento antimafia disposto dal Tribunale di Roma nei confronti di tre appartenenti alla stessa famiglia.
Operazione a Roma e Tivoli
La misura, adottata dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Roma su proposta congiunta del procuratore e del questore di Roma, fa seguito al decreto di sequestro eseguito a marzo 2024. L’intervento è finalizzato a sottrarre patrimoni illeciti al circuito criminale e a restituirli alla collettività.
I beni confiscati
Il compendio riguarda quote sociali di due società e di un’impresa attiva, tramite complessi aziendali, nel commercio di veicoli e bar a Roma. Tra i cespiti spiccano una villa con piscina a Tivoli, già utilizzata come camera ardente dalla famiglia, numerose polizze di pegno e 11 auto. È stata accertata una marcata sproporzione tra redditi leciti e valore dei beni, che ha portato alla confisca.
Le indagini e le misure
Le verifiche patrimoniali, sviluppate su un arco di circa vent’anni, hanno delineato un gruppo inizialmente attivo nel basso Lazio e poi a Roma, collegato a un altro clan dedito allo spaccio di droga. Il nucleo ha puntato su furti e rapine in abitazioni su tutto il territorio nazionale, organizzando trasferte, documenti falsi e truffe agli anziani o tramite piattaforme di annunci online, oltre al riciclaggio di veicoli di lusso. Per schermare operazioni e profitti è stata utilizzata una rete di prestanome per veicoli, utenze e carte prepagate. Il Tribunale ha inoltre applicato la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a una donna di 34 anni e al cognato di 52 anni.