Roma dà il benvenuto al primo Festival nazionale del Teatro di Poesia, presentato a Palazzo Venezia: un itinerario culturale diffuso che dalla capitale raggiungerà L’Aquila, Milano, Matera e Ragusa. L’iniziativa, ideata da Davide Rondoni e da David Riondino, è sostenuta dal Centro per il Libro e la Lettura e organizzata dall’Associazione Culturale Donnafugata 2000 del Teatro omonimo di Ragusa. «Le mie poesie non cambieranno il mondo», scriveva la poetessa Patrizia Cavalli.
Un itinerario che parte da Roma
Il progetto nasce per riportare l’arte poetica al centro del dibattito pubblico e sociale, valorizzando la lettura come esperienza condivisa. Presentato a Palazzo Venezia, il festival coinvolgerà teatri e spazi culturali, con l’obiettivo di restituire alla poesia visibilità, forza espressiva e prossimità con il pubblico.
Le date e gli spettacoli al VIVE
La prima edizione, intitolata «Le Stagioni della Poesia», debutterà il 29 maggio al VIVE di Palazzo Venezia con «Maddalena c’est moi» di Davide Rondoni, interpretato da Iaia Forte con musiche dal vivo di Danilo Rossi. Il programma proseguirà il 5 giugno con «Cantami qualcosa pari alla vita», scritto e interpretato da Davide Rondoni con Federica Stagni e Virgilio Volante.
La poesia torna nei teatri
Il direttore del Cepell Luciano Lanna sottolinea il ritorno della poesia nei luoghi della comunità: «L’uomo ha cominciato a leggere "poeticamente", quando in Grecia arrivò con l’agorà la sintesi di poesia, filosofica, politica e teatro. Ecco perché abbiamo puntato sull’idea di riportare la poesia nei teatri come avveniva fin dai primi poemi greci, per restituire la sua natura originaria di esperienza condivisa, di spazio di comunità, di presupposto originario alla lettura». Per Lanna significa anche «tornare alle domande che hanno fondato la nostra cultura, al bisogno esistenziale di leggere e ascoltare: la poesia serve proprio a questo».
La visione degli ideatori
Rondoni ribadisce la centralità scenica della poesia e il rigore della proposta artistica: «Con molti amici artisti, poeti, attori e musicisti e specialmente con David Riondino, che con me firma dal cielo questo progetto, ravvisiamo da tempo due cose: che i teatri devono essere la casa principale della poesia e che alla performatività spesso banale di molte arti occorre opporre gesti artistici seri e rispettosi. Questa è un’avventura già viva da tempo, da secoli, ma che ora prende nome proprio».