Rodrigo Mora, nuovo volto della Roma, ha raccontato a Canal 11 le sue prime settimane in giallorosso, il passaggio dal Porto alla Capitale, l’emozione unica del Stadio Olimpico e il rapporto con Paulo Dybala. Tra la voglia di incidere in Serie A e la crescita in Champions League, il portoghese ha tracciato una rotta chiara, senza dimenticare le radici e con lo sguardo rivolto anche alla Nazionale.
Il passaggio da Porto a Roma
Nel delineare l’impatto del trasferimento e il cambio di vita lontano dalla città in cui è cresciuto calcisticamente, Mora ha sottolineato il valore di un’esperienza nuova e sfidante, mantenendo però un legame profondo con la sua ex squadra.
"È stato un cambiamento diverso. Ho vissuto 19 anni a Porto e 10 ho giocato per il Porto. È una cultura diversa. Ma sono contento del cambiamento. Sarà un cambiamento positivo. Un gol all'esordio con la Roma? Mi piace molto segnare. Segnare per la Roma è stato bellissimo, ma voglio ancora segnare allo Stadio Olimpico. È speciale e non vedo l'ora di segnare allo Stadio Olimpico. Sono contento del mio percorso finora. L'atmosfera allo Stadio Olimpico è qualcosa di davvero speciale e bellissimo e ti fa venire voglia di giocare e segnare per la Roma".
L’atmosfera dell’Olimpico
L’attaccamento immediato all’ambiente romano passa per l’energia che si respira all’Olimpico, scenario che Mora ha indicato come motivazione ulteriore per alzare l’asticella. Dopo il gol all’esordio, l’obiettivo dichiarato è segnare davanti ai tifosi di casa nello stadio di Roma, spinto da un’atmosfera che definisce speciale e capace di esaltare i giocatori.
Il riferimento tecnico: Dybala
Tra i compagni, Paulo Dybala rappresenta un punto di riferimento tecnico e umano. Mora ha spiegato come la convivenza quotidiana in allenamento sia fonte di ispirazione e crescita, grazie alla qualità e alla disponibilità del fuoriclasse argentino.
"È uno che ammiravo da bambino, ora poter giocare e allenarmi con lui...vedere le cose che fa, che pochi fanno...È una persona umile e mi ha aiutato molto in questo inizio alla Roma. Mi piace come giocatore e come persona. Sono grato di poter giocare al suo fianco".
L’addio al Porto e il legame che resta
Il saluto al Porto si è consumato nel segno del rispetto reciproco e della gratitudine. Mora ha rimarcato come l’esperienza in Portogallo rappresenti una parte indelebile del suo percorso, un ciclo chiuso con orgoglio ma destinato a rimanere nel cuore.
"Gli addii non sono mai facili. È stato difficile. È stato un lungo periodo, era casa mia. Sarà sempre casa mia. Tutti i cicli si chiudono, possono riaprirsi più tardi. Me ne vado con il cuore pieno, sono stato un campione con il mio club. Me ne vado da campione e continuerò a essere un altro tifoso del Porto, ora tifando dall'Italia. Auguro loro buona fortuna. So che le cose vanno bene, spero che continuino così e che arrivi il secondo scudetto".
La scelta della Serie A
L’approdo in Serie A è stato ponderato e motivato dalla ricerca di una dimensione competitiva. La platea italiana, per intensità e livello, è il contesto nel quale Mora vuole misurarsi e crescere, mettendosi a disposizione della Roma con ambizione e senso di responsabilità.
"Sapevo di aver bisogno di una nuova sfida nella mia vita. Sono grato per tutti questi anni, ma era quello che volevo, una nuova sfida in un campionato competitivo come quello italiano".
Obiettivi tra campionato e Champions
Le priorità sono chiare: disputare una stagione di alto profilo e incidere nelle partite che contano. L’assaggio di Champions League ha rappresentato per Mora un passaggio significativo, un gradino ulteriore nel suo percorso tecnico e mentale, con la prospettiva di alimentare la competitività del gruppo giallorosso.
"Il calcio cambia tutto molto velocemente. Ora voglio fare una buona stagione alla Roma. Ho fatto il mio debutto in Champions League, è stato un passo importante. Spero di vincere titoli alla Roma e di giocare il miglior calcio possibile. Siamo in una buona fase, ma è un campionato molto competitivo. Siamo sulla strada giusta".
Il sogno della Nazionale
Accanto agli obiettivi di club, resta vivo il desiderio della Nazionale. Mora non nasconde l’aspirazione a rappresentare il proprio Paese, consapevole che il percorso passa dalla continuità e dalla dedizione quotidiana.
"È il sogno di tutti. Ho Sono già stato convocato due volte, mi sono infortunato. Fa parte del gioco, abbiamo un sogno. Passo dopo passo, e continuando a lavorare, un giorno si realizzerà".
Un orizzonte romano
La cornice è quella di Roma e del suo Stadio Olimpico, dove il calore dei tifosi e l’intensità delle gare in casa costituiscono uno stimolo costante. Nell’intervista concessa a Canal 11, Mora ha messo al centro del proprio orizzonte la crescita personale e l’apporto alla squadra, con l’obiettivo di lasciare il segno nelle competizioni nazionali e internazionali. Le sue parole restituiscono la fotografia di un professionista concentrato, motivato e pronto a dare continuità alle proprie ambizioni in giallorosso.