Tensione alle stelle nel carcere di Rebibbia dove un gruppo di detenuti avrebbe messo in atto una violenta protesta e devastato un piano del reparto G11, nel quale si trovano i cosiddetti detenuti comuni. A ricostruire quanto accaduto nel pomeriggio di ieri 2 giugno è Maurizio Somma, segretario per il Lazio del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe) che torna a chiedere "un completa inversione di rotta nella gestione delle carceri regionali".
Risse tra detenuti a Rebibbia, Sappe: "Devastato un piano del reparto G11"
“Ieri pomeriggio, nella Casa circondariale Nuovo Complesso, - spiega Maurizio Somma - è stato distrutto un piano del reparto G11. Ci sono state risse tra stranieri, sono stati chiamati in servizio personale libero dal servizio e persino personale che in mattinata aveva partecipato alla parata militare per fronteggiare il trasferimento di detenuti presso altri istituti. I poliziotti di servizio nel carcere, dopo una longa opera di mediazione, hanno contenuto la folle protesta e riportato la situazione alla normalità”.
Per il sindacato, si tratta di “eventi comunque già ampiamente preannunciati dal Sappe a testimoniare la tensione che da mesi si vive nelle carceri: chiediamo un sopralluogo tecnico da parte del PRAP e una visita ispettiva da parte dell'ASL per valutarne l'idoneità sotto il profilo dell'igiene e della sicurezza dei luoghi di lavoro”.
"Siamo in balia di questi facinorosi"
Somma rappresenta anche che il personale di Polizia Penitenziaria, che legittimamente partecipa ad interpelli per essere assegnato in altre sedi di servizio, non venga poi tempestivamente sostituito, accentuando la carenza di organico. “Esprimiamo - aggiunge - la massima solidarietà e vicinanza a tutti i colleghi della Casa circondariale Nuovo Complesso di Roma Rebibbia, ma questi ultimi episodi devono necessariamente far riflettere i vertici dell’Istituto e della Regione".
"Ci vuole una completa inversione di rotta nella gestione delle carceri regionali, - conclude Somma - siamo in balia di questi facinorosi, convinti di essere in un albergo dove possono fare quel che non vogliono e non in un carcere! Facciamo appello anche alle autorità politiche regionali e locali: in carcere non ci sono solo detenuti, ma ci operano umili servitori dello Stato che attualmente si sentono abbandonati dalle Istituzioni”.
Potenziare organici e dotare agenti di strumenti di tutela
Il segretario generale del Sappe Donato Capece, rinnova al DAP la richiesta di potenziamento degli organici della Polizia Penitenziaria dei Reparti regionali, ma anche la dotazione, per il personale del Corpo, di strumenti di tutela e garanzia non letali come i flash ball ed i bola wrap: il primo è un fucile che spara proiettili di gomma, già in dotazione alla Polizia Penitenziaria francese, mentre la seconda è un arma di difesa che spara lacci bloccante le gambe dei riottosi, anch’essa già in uso ad alcune Polizie locali di alcune città italiane.