Sciopero dei giornalisti: la mobilitazione per il rinnovo del contratto nazionale (fermo da 10 anni)
Ospite in collegamento: Giacomo Bertoni, giornalista indipendente e membro dell’Ass. "Volpi Scapigliate"In questo venerdì 27 marzo non si fermano solo i trasporti e la scuola, ma anche i giornalisti. È la seconda giornata di una mobilitazione che si articolata su cinque date, con la terza già fissata per il 16 aprile. Gli operatori dell'informazione si fermano perché il rinnovo del contratto nazionale è fermo da dieci anni.
Dal 1° aprile 2016, data di scadenza dell’ultimo contratto, il settore ha registrato carichi di lavoro in aumento, attività su più piattaforme e retribuzioni giudicate insufficienti dal sindacato.
FNSI: "Senza diritti e tutele il giornalismo muore"
Nella propria nota, la Fnsi richiama la centralità dei diritti professionali e della sostenibilità economica del lavoro giornalistico, denunciando precarietà, compensi fermi ed effetti dell’inflazione. Il sindacato rivendica condizioni dignitose per chi entra, resta ed esce dalla professione e richiama il valore dell’informazione come bene comune tutelato dalla Costituzione, con un riferimento all’articolo 21 (connesso all’articolo 36).
"Senza diritti e tutele, il giornalismo muore. E con esso la democrazia" scrive in un passaggio il sindacato. E ancora: "Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice, un diritto: il nostro lavoro vale".
La replica degli editori
Sul versante opposto, la Fieg (Federazione Italiana Editori Giornali) sottolinea la grave crisi strutturale del comparto: le copie medie giornaliere vendute a dicembre 2016 erano 2.500.000, ora si viaggia su poco più di 1 milione. Gli editori rivendicano investimenti per preservare posti di lavoro e pluralismo, evitando licenziamenti collettivi, e precisano: "I finanziamenti per il prepensionamento non sono stati «ricevuti» dalle aziende, ma finanziano direttamente l’accesso alla pensione anticipata dei giornalisti".
La Federazione afferma che la concorrenza dei contenuti gratuiti diffusi da piattaforme digitali e social ha eroso utenza e ricavi pubblicitari e giudica poco costruttiva la scelta di un nuovo sciopero, sostenendo che il recupero dell’inflazione sia già previsto dagli automatismi contrattuali.


