Oggi lo sciopero dei giornalisti: dal precariato alla censura, tutti i motivi della protesta
Ospite in collegamento: Giacomo Bertoni, giornalista indipendente e membro dell'associazione Volpi ScapigliateNon c'è solo il rinnovo del contratto nazionale: a spingere la categoria dei giornalisti italiani ad incrociare le braccia oggi, venerdì 28 novembre, ci sono una serie di altri motivi che affondano le radici in decenni di cambiamenti (tutt'altro che positivi). Il giornalismo è presidio fondamentale per la vita democratica del Paese e fare questo mestiere significa abbracciare una missione: informare correttamente il paese. Bisogna farlo, però, con gli strumenti giusti e - soprattutto - nelle condizioni giuste.
A spiegare nel dettaglio i motivi della protesta è la Federazione Nazionale della Stampa Italiana: "Oggi le giornaliste e i giornalisti italiani sono in sciopero. Scioperiamo perché il nostro contratto di lavoro è scaduto da 10 anni - si legge nel comunicato - e soprattutto perché riteniamo che il giornalismo non abbia avuto la necessaria attenzione da parte degli editori aderenti alla Fieg: molti tagli e pochi investimenti, nonostante le milionarie sovvenzioni pubbliche".
Precariato, censura, minacce: nessuno vuole più fare il giornalista
Tradotto: chi fa il giornalista è destinato a diventare un precario. In oltre 10 anni i giornalisti dipendenti sono drammaticamente diminuiti (e lo dimostra anche il numero degli iscritti all'esame di abilitazione professionale), favorendo la strada allo sfruttamento di collaboratori e precari: pagati tre euro a pezzo, senza alcuna tutela e garanzia per il futuro.
C'è poi il tema della censura: quei pochi fortunati con contratti stabili devono scontarsi con la difficoltà di poter parlare di determinati temi. Questo posso scriverlo? Questo posso dirlo? O peggio ancora: "Questo lo cancelliamo, troppo rischioso".
"Pensiamo che un’informazione davvero libera e plurale, che sia controllo democratico, abbia bisogno di giornalisti autorevoli e indipendenti, che non siano economicamente ricattabili" si legge ancora nel comunicato della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Giornalisti che subiscono ricatti e minacce praticamente ogni giorno e allora viene spontaneo chiedersi: come si fa a garantire un'informazione trasparente?
Ne abbiamo parlato con il collega Giacomo Bertoni, membro di "Volpi Scapigliate", l'associazione nata per sostenere i temi della libertà di stampa in memoria di Andy Lucchelli, fotoreporter italiano ucciso in Ucraina nel 2014.