I timori sono diventati presto realtà. Il Lazio, senza la discarica di Albano laziale, fatica a smaltire i rifiuti che produce. Così la Regione, e soprattutto Roma, rischiano una nuova emergenza. Specialmente ora che Toscana e Campania hanno chiuso le porte alle centinaia di tonnellate di rifiuti in arrivo dalla Capitale.
Il campanello d’allarme è suonato venerdì scorso, quando la Guardia di Finanza di Velletri ha messo i sigilli alla discarica di Albano. Il catino è stato sequestrato e chiuso per la mancata fidejussione necessaria alla gestione della fase di post mortem. Domani il Tribunale del riesame di Velletri esaminerà la richiesta di EcoAmbiente, la società che gestisce il sito di Roncigliano, sul dissequestro della discarica che ogni giorno accoglieva quasi mille tonnellate di rifiuti in arrivo da Roma.
Ma anche se la richiesta dovesse essere accolta, la riapertura del catino non sarebbe immediata. E ad oggi la Capitale può contare solo sulla discarica di Viterbo: troppo poco per sperare di smaltire tutti i rifiuti che produce e che ora rischiano di riversarsi nuovamente sulle strade della città. Il doppio no di Campania e Toscana alle 300 tonnellate giornaliere che la Regione intendeva inviare, mette nei guai il Lazio.
Ora è una corsa contro il tempo per cercare una soluzione all’imminente emergenza. Senza un’alternativa valida alla discarica di Albano, 300 tonnellate di rifiuti al giorno rischiano di rimanere in strada.