A Roma, nel nuovo complesso di Rebibbia, è stato inaugurato lo spazio “Abbracci in libertà”, un’area giochi pensata per permettere a padri detenuti e figli di incontrarsi in un ambiente accogliente, lontano dalle celle. Nel cortile davanti alla chiesa sono stati installati tavoli in legno, un’altalena e uno scivolo, per favorire momenti di normalità e di relazione.
Un’area nata per i legami familiari
Il progetto è stato realizzato dalla Fondazione Santo Versace con l’obiettivo di custodire e rafforzare i legami affettivi. La scelta di collocare lo spazio nel cuore del penitenziario, davanti al luogo di culto, sottolinea il valore simbolico e sociale dell’iniziativa. L’intento è offrire ai più piccoli un contesto sereno e ai padri detenuti un’occasione concreta di relazione educativa.
L’inaugurazione e le presenze istituzionali
Lo spazio è stato presentato mercoledì 1 aprile alla presenza del sindaco di Roma Roberto Gualtieri e di Massimiliano Umberti, presidente del Municipio IV. La giornata ha messo al centro il valore rieducativo del carcere e il ruolo delle collaborazioni tra istituzioni e terzo settore.
Le dichiarazioni
Santo Versace ha spiegato. "Il significato di questo luogo – ha indicato Santo Versace – è voler creare un posto bello in modo tale che quando i bambini incontreranno i loro padri non resteranno traumatizzati. Il carcere deve servire a riabilitare. Se si fa questo abbiamo raggiunto un obiettivo e questo luogo aiuterà. Crediamo che la dignità della persona passi anche dalla possibilità di custodire i legami affettivi: offrire ai padri detenuti uno spazio dove incontrare i propri figli significa proteggere una relazione fondamentale per il loro futuro".
Francesca De Stefano, avvocato e moglie di Versace, ha aggiunto. “”Abbracci in libertà" consente a questo carcere di avere un luogo dedicato all'incontro fra padri e figli. È la bellezza che cura, e questo luogo restituisce dignità alla genitorialità anche dentro un istituto penitenziario".
Ha sottolineato Roberto Gualtieri. "I bambini sono innocenti per definizione. Quindi far scontare loro una pena di questo tipo, di non poter abbracciare i loro padri, trovo sia una cosa sbagliata. Bene quindi questo luogo che consente ai bambini di ricevere l'amore e l'abbraccio dei loro papà. Inoltre, questo spazio conferma la finalità rieducativa del carcere e questa è una cosa molto importante".
La direttrice del carcere, Maria Donata Iannantuono, ha evidenziato il metodo di lavoro. "Questo progetto non è il risultato di un'azione isolata dell'amministrazione penitenziaria, ma il frutto prezioso di una collaborazione con il privato sociale. È la dimostrazione che quando le istituzioni e il terzo settore dialogano, il carcere smette di essere un corpo estraneo alla città per diventare un luogo di civiltà e di investimenti sul futuro".
