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Pupo alla maturità: orale al Minerva e piano finale

Pupo alla maturità: orale al Minerva e piano finale

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Pupo ha sostenuto la prova orale di maturità all’istituto paritario Minerva, presentandosi in anticipo con la compagna Patricia Abati e parte dello staff. Abbigliamento sobrio e una spilla con lo stemma dell’infinito sul bavero hanno accompagnato l’ingresso in commissione. «Molto, ma mi sento preparato. Ho studiato per due anni per recuperare un percorso che avevo interrotto da ragazzo. Spero solo di non fare una figuraccia, ma sono abituato a parlare in pubblico e qualcosa imbastirò». Poi la scaramanzia: «Indosso gli stessi slip degli scritti e dell’esame preliminare. Li ho lavati però». All’apertura del colloquio, il cantante ha precisato: «Mi sono scusato con i commissari per il clamore mediatico che ha creato».

Il colloquio tra biografia e letteratura

Con la nuova modalità che prevede l’autopresentazione, Pupo ha scelto di raccontare la sua storia personale e professionale: «Non ho dato per scontato che mi conoscessero, quindi ho raccontato di me e della mia vita. Oltre a essere un cantautore, ho scritto libri, curo una rubrica settimanale su un quotidiano. Ho quattro nipoti, che mi chiamano nonno Pupo. Un ossimoro! Vivo in una famiglia allargata con mia moglie, che non è potuta venire per stare con la più piccola, e con la mia compagna che è qui con me. Ho avuto problemi col gioco d’azzardo e sono finito nelle mani degli strozzini. Ma questo esame l’ho sostenuto per realizzare il sogno dei miei genitori che desideravano diventassi avvocato». La voce si è incrinata ricordando la madre scomparsa di recente.

Nel percorso tematico, il candidato ha spiegato: «Sono partito da D’Annunzio, dalla ricerca dell’apparenza, dal “Piacere” e sono finito a parlare di Pirandello, delle sue maschere e dell’impossibilità di conoscere la verità. Mi hanno chiesto Dante. In fondo sono toscano come lui, qualcosa devo pur sapere. Ho conosciuto Dante grazie a mio nonno che cantava stornelli toscani. E li ho intonati».

Materie, esiti e la domanda sul futuro

Sulle discipline d’esame, Pupo ha chiarito: «Per scienze umane ho parlato di religione, di secolarizzazione e di Pasolini. Per diritto, di Costituzione, Presidente della Repubblica, il referendum sulla magistratura. Ho lasciato alla fine la nota dolente, inglese: ho parlato dell’età vittoriana, di Oscar Wilde e di Charles Dickens». In chiusura ha aggiunto: «Mi hanno fatto vedere gli scritti, ho preso 6 e mezzo sia in italiano che in diritto. E poi mi hanno detto che in genere l’esame finisce con la domanda: “Cosa farai da grande?”». La risposta è arrivata secca: «Non ho intenzione di cambiare mestiere, ma sono un uomo curioso e continuerò a esserlo». Sui libri non esclude nulla: «Ci sto facendo un pensierino. Forse mi iscriverò a Scienze della comunicazione o magari a Giurisprudenza». La sintesi dell’autovalutazione è netta: «Si credo di essermela cavata, di essere andato bene. Aspiro a un bel 70». «Me la sono cavata, spero di arrivare al 70. Università? Ci penso».

Dal banco al pianoforte

Terminato il colloquio, l’artista ha raggiunto il teatro dell’istituto e, davanti ai presenti, si è seduto al piano per un omaggio alla professoressa Emilia. Dalle dita sono partite le note di «Un amore grande», il successo dell’84, trasformando l’uscita dall’aula in un saluto musicale che ha chiuso la giornata tra emozione e applausi.