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Pupi Avati presenta «Nel tepore del ballo» e racconta Roma

Pupi Avati presenta «Nel tepore del ballo» e racconta Roma

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Pupi Avati, bolognese e romano d’adozione da oltre cinquant’anni, torna nella Capitale con il nuovo film e con un racconto personale sul rapporto con Roma, città che considera decisiva per la propria formazione artistica e umana. A 87 anni, il regista mantiene saldo il legame con il territorio e continua a girare storie che nascono anche dall’ascolto ricevuto qui: «Città accogliente».

Pupi Avati e il legame con Roma

Per Avati, il trasferimento dalla sua Bologna fu uno spartiacque netto: «Beh, fra Bologna e Roma, un mondo». Quel distacco alimentò un desiderio di crescita che lui stesso descrive così: «Questo tentativo di assomigliare a Roma lo facevamo da ingenui bolognesi, cercando nei nostri modelli qualcosa che, in quegli anni, le arti — e inserirei anche il cinema — rendevano straordinario: qualcosa di unico e irripetibile». Un’energia che nel tempo si è attenuata: «Poi tutto questo si è andato a spegnere lentamente fino ad arrivare a questa omologazione, soprattutto nel cinema italiano». Resta però un’eccezione, Roma: «È una città capace di ascoltare, soprattutto chi arriva da fuori con un’ambizione forte. Roma è molto accogliente. Qui ho trovato persone che mi ascoltavano, che a un certo punto prendevano in considerazione quello che proponevo. Molti miei amici hanno azzardato una vicenda professionale senza riuscire in niente. Invece con Roma è stata una storia magnifica che ho sempre raccontato per incoraggiare le persone che avevano questo tipo di sogno, uno dei sogni più ambiziosi che un essere umano possa avere».

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Il nuovo film tra Roma e Jesolo

Con Il tepore del ballo (in sala dal 30 aprile con 01 Distribution), Avati torna al dramma intimista. Girato tra Roma e Jesolo, il film segue la caduta di Gianni Riccio, celebre conduttore televisivo interpretato da Massimo Ghini, travolto da uno scandalo finanziario all’apice della carriera. Nel cast figurano Giuliana De Sio, Sebastiano Somma, Pino Quartullo, Morena Gentile e Manuela Morabito, con Raoul Bova e la partecipazione straordinaria di Bruno Vespa e Jerry Calà nel ruolo di se stessi. Una storia di caduta e ascolto che, nelle ambientazioni romane, ritrova quella dimensione di accoglienza che il regista riconosce alla città.