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Psicofarmaci ai bambini nel Lazio: numeri tra i più alti d’Italia

Psicofarmaci ai bambini nel Lazio: numeri tra i più alti d’Italia

farmacia.free.pixabay

A Roma e nel Lazio il consumo di psicofarmaci nei bambini e negli adolescenti è tra i più alti d’Italia, e ben oltre alla media nazionale. Il dato arriva dal rapporto “L’uso dei farmaci in Italia-OsMed 2024” a cura dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco.

Psicofarmaci ai bambini nel Lazio: numeri choc

Se a livello nazionale il numero di confezioni di psicofarmaci ogni mille bambini è pari a 59.3, nel Lazio questo valore cresce in maniera importante, salendo a 83.5. Dal rapporto viene fuori che il Lazio è la 3° regione italiana per consumo di psicofarmaci nei bambini. A batterla, solo la Sardegna, con 94.3 confezioni per 1000 abitanti e la Toscana 91.3. Mentre il valore più basso si registra in Basilicata: 34.7.

Andando nel merito, nel Lazio si registra il valore più alto per quanto riguarda gli antipsicotici, farmaci utilizzati per la cura di varie condizioni psicopatologiche tra cui i disturbi psicotici e i gravi disturbi dell'umore. Nella nostra regione, il rapporto conta 44.3 confezioni ogni mille bambini, a fronte di un valore medio nazionale pari a 30.2.

Per quanto concerne il consumo di antidepressivi, si conta una media di 18.4 confezioni ogni 1000 bambini, in questo caso il valore non si discosta troppo da quello nazionale, pari a 17.4. Mentre è molto più netto il distacco per quanto riguarda il consumo di farmaci per l’Adhd: 12.3 confezioni ogni 1000 bambini a fronte di una media nazionale di 4.9.

Cosa c'è dietro questo boom

L’uso di psicofarmaci, specie tra i minori, è in netta ascesa nel nostro Paese, e questo fenomeno non può essere letto come un semplice dato sanitario: è, piuttosto, il riflesso delle condizioni di tensione e apprensione che caratterizzano la nostra epoca. Negli ultimi anni, il numero di giovani che fanno ricorso a farmaci per l’ansia, la depressione o i disturbi del sonno è aumentato in modo significativo, segnale di un disagio diffuso che non si può ignorare.

La pressione scolastica, la competizione sociale, l’uso costante dei social media e la difficoltà di trovare spazi autentici di dialogo contribuiscono a creare un clima di instabilità emotiva. In questo contesto, lo psicofarmaco diventa spesso una risposta rapida, un tentativo di restituire equilibrio laddove mancano supporto e ascolto. Tuttavia, l’aumento dei consumi tra i più giovani solleva interrogativi etici e sociali profondi: stiamo curando i sintomi senza affrontare le cause?

Molti esperti sottolineano l’importanza di interventi psicologici e familiari precoci, capaci di prevenire il ricorso ai farmaci quando non strettamente necessario. Perché, al di là dei numeri, questa crescita racconta un disagio collettivo: una società sempre più veloce, ma sempre meno capace di prendersi il tempo per capire e per curare davvero.