Cinque anni di domande senza risposta, un tempo lunghissimo fatto di preoccupazioni crescenti e promesse rimaste insolute, con una bonifica mai effettuata perché i costi esorbitanti continuano a salire. Il 5 maggio 2017 a Pomezia prendeva fuoco la Eco-X, un impianto di raccolta e smistamento rifiuti industriali. La nube tossica prodotta fu visibile per giorni e a decine di chilometri di distanza, un disastro ambientale immane che continua, dopo 5 anni, a incombere silente sul territorio. L'unico intervento risale al 2019: il Comune di Pomezia nell'occasione aveva anticipato i fondi per effettuare le operazioni di messa in sicurezza, restando ad oggi ancora in attesa di recuperare le risorse dalla Regione. Al momento però il livello di sicurezza sembrerebbe insufficiente: anche se l'amministrazione pometina rassicura i cittadini, in molti sottolineano come il sito in via Pontina Vecchia sia accessibile a chiunque, con coperture ormai logore e il rischio che parte delle 8500 tonnellate di rifiuti rimanga esposta alle intemperie o al rischio di ulteriori incendi. Ad oggi servirebbero circa sei milioni di euro per bonificare l'area, ma il Comune non ha ancora ottenuto risposte positive da Regione e Stato. Sulla vicenda, al di là della condanna a tre anni per l'amministratore unico, rimangono poi parecchi interrogativi: su tutti, quello dei mancati controlli su un'azienda che, in base a diverse segnalazioni, è risultata responsabile di numerose mancanze, omissioni e che accumulava rifiuti anche non autorizzati fino al triplo della capacità consentita.