Ricerca nel Sito

Pnrr a Roma: investimenti verso chiusura, Caudo chiede sostegno al governo

Pnrr a Roma: investimenti verso chiusura, Caudo chiede sostegno al governo

Pnrr_a_Roma__investimenti_verso_chiusura__Caudo_chiede_sostegno_al_governo

A Roma il percorso del Pnrr entra nella fase conclusiva. Secondo Giovanni Caudo, presidente della Commissione Speciale Pnrr di Roma Capitale, è stato già chiuso un miliardo di investimenti e restano 150 milioni legati allo stato di avanzamento lavori.

«Gli investimenti saranno tutti chiusi. Ora il governo ci aiuti».

Il punto sugli investimenti a Roma

Caudo chiarisce lo stato delle procedure e dei cantieri in città, con attenzione particolare alle scuole e al ruolo del Campidoglio nei cofinanziamenti. «I bandi sono tutti fatti, i 150 milioni sono relativi allo stato avanzamento lavori. In realtà alcuni investimenti sono in ritardo per colpa delle forniture, ma c’è consapevolezza che gli investimenti saranno tutti chiusi. C’è qualche problema sulle scuole, in particolare, ma sono di fatto risolti visto che a molti lavori partecipa il Campidoglio, quindi la parte relativa al Pnrr andrà in porto e poi saranno conclusi grazie al cofinanziamento del Comune».

Le cause dei ritardi e l’impatto sui costi

Sulle forniture e sull’andamento dei prezzi, Caudo osserva l’effetto della domanda concentrata in tempi stretti. «No, il Pnrr ha avuto anche l’effetto di far alzare i prezzi per aver sviluppato una grande domanda concentrata in poco tempo. Poi è arrivata anche la guerra, certo. A bocce ferme dovremo ragionare su cosa ha funzionato e cosa no nel Pnrr, e questo meccanismo del rialzo dei prezzi certamente non ha funzionato».

Scadenze operative e documentazione

Le scadenze sono definite dalle linee di indirizzo nazionali e scandiscono la chiusura dei cantieri, i collaudi e la rendicontazione. «Il 30 giugno 2026 per il certificato chiusura lavori, ovvero il documento legato alle linee di indirizzo pubblicate dal governo qualche settimana fa che prevede due mesi ulteriori per fare interventi su opere minori in modo da chiudere completamente l’investimento. Quindi ci sono ancora due mesi per chiudere e definire gli investimenti, poi entro il 15 luglio il governo vuole avere lo stato definitivo, dopodiché partono i collaudi che si possono effettuare nei sei mesi successivi alla chiusura dei cantieri. Alla fine, la rendicontazione si potrà fare fino a giugno 2027».

Opere strategiche e certificazioni

Per le infrastrutture del trasporto pubblico, Caudo indica il perimetro della quota finanziata dal Pnrr. «Per la Tva, il tram Termini-Vaticano-Aurelio, il certificato arriva quando noi specifichiamo che la quota del finanziamento in capo a Roma Capitale è conclusa, il che non vuol dire che sarà terminata l’opera. Stessa cosa sulla Togliatti: l’investimento in buona parte è di fondi ordinari e in parte di Pnrr che deve essere certificato entro il 30 giugno». In città rientrano tra gli interventi finanziati anche opere come la pista ciclabile al Colosseo.

Capacità di spesa, rimborsi e spesa corrente

Sul profilo della spesa, Caudo rivendica il risultato ottenuto dall’amministrazione. «In ogni caso è una storia di successo dal punto di vista della capacità di spesa. Basta considerare che, storicamente, Roma nel piano investimenti spendeva mediamente il 40-42 per cento delle risorse, col Pnrr siamo già al 90. Ora ci sarà lo sforzo finale per le determine della Ragioneria che consentiranno di certificare la chiusura dei lavori».

Per la liquidazione delle risorse, il flusso passa dalla certificazione su Regis, l’applicativo del Mef. «È così. Quando fai la certificazione di chiusura lavori e si è fatta la rendicontazione su Regis, l’applicativo del Mef, che certifica il raggiungimento dei target e il rispetto dei milestones (obiettivi intermedi, ndr), si ricevono le ulteriori somme a saldo dell’opera. Quello che resta sul tappeto è il debito sulla spesa corrente, tema che mette in difficoltà tutti i Comuni e sul quale l’Anci sta facendo un grande lavoro. Perché ci sono cose che hanno un duplice aspetto».

Caudo evidenzia la collaborazione tra pubblico e privato e il tema aperto dei costi dei servizi. «In positivo c’è la grande disponibilità delle imprese a conseguire il risultato: il fatto che ci fossero scadenze precise e risorse che venivano date all’amministrazione ad obiettivo conseguito, ha costruito quella sintonia pubblico-privato che ha consentito di rispettare i tempi». «C’è il fatto che, per i comuni solerti a spendere bene, il Pnrr significa debito. Perché noi ora abbiamo le scuole, ma dobbiamo avere le insegnanti. Abbiamo i luoghi per il sociale, ma ci servono le cooperative che erogano il servizio. Abbiamo il “dopo di noi”, ma il personale chi lo paga? È un grande tema nazionale, perché in questo modo si penalizzano i Comuni virtuosi: se il governo non si rende conto che la spesa corrente va a coprire i servizi nelle infrastrutture costruite col Pnrr, abbiamo fatto cattiva spesa e, soprattutto, cattivo debito. Perché ricordo che oltre 120 miliardi di fondi Pnrr sono in prestito e vanno restituiti».