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Pnrr a Roma: due mesi per sbloccare 154 milioni e chiudere 37 interventi

Pnrr a Roma: due mesi per sbloccare 154 milioni e chiudere 37 interventi

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Roma accelera sul Pnrr per rispettare il cronoprogramma europeo. Entro il 30 giugno i dipartimenti dovranno trasmettere il certificato di chiusura lavori per gli ultimi 37 interventi, pari a circa 154 milioni. Su un totale di 290 operazioni finanziate per 1.145.726.560,63 euro, il Campidoglio ne ha avviate o concluse 253, con un «tasso di attuazione pari a circa l’87,2 per cento». Finora sono stati spesi circa 991 milioni.

Interventi in corso tra mobilità, restauro e servizi

Il pacchetto romano comprende linee tram, nuove ciclabili e l’acquisto di bus elettrici, oltre al restauro della Torre dei Conti e al restyling dei complessi residenziali di Tor Bella Monaca. Rientrano anche i lavori sulle «infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore» e la digitalizzazione delle informazioni turistiche sui totem presenti in città, con i necessari pareri delle Belle arti nelle aree di pregio, da via dei Fori Imperiali al centro storico. Secondo la Commissione Speciale Pnrr, gli interventi ancora in corso sono 162, mentre 91 risultano conclusi.

Scadenze europee e rendicontazione

Il certificato di chiusura è il documento che consente di avviare il ristoro delle risorse anche se il cantiere non è completamente ultimato. Senza tale atto, i rimborsi non scattano. La rendicontazione finale potrà proseguire fino a giugno 2027. In parallelo, sulla Capitale gravita il più ampio programma nazionale che mobilita 14 miliardi di investimenti tra governo e ministeri, imponendo un coordinamento serrato su tempi e procedure.

Dopo le opere, la sfida della gestione

Completate le infrastrutture, per il Campidoglio si aprirà la fase della gestione: serviranno risorse stabili per docenti nelle nuove aule, autisti per bus e tram, operatori per i servizi sociali. La tenuta dei risultati dipenderà dalla capacità dell’ente di sostenere i costi di personale e funzionamento, così da evitare il rischio di strutture operative ma sottoutilizzate.