Calci, pugni e insulti dopo avergli strappato di mano il ventaglio in pieno centro a Roma. Un’aggressione brutale, maturata per strada e culminata in un violento pestaggio a sfondo omofobo. I Carabinieri della Stazione Roma Piazza Farnese hanno eseguito un’ordinanza di permanenza in casa nei confronti di tre diciassettenni ritenuti gravemente indiziati del pestaggio avvenuto la notte del 14 settembre 2025 in Corso Vittorio Emanuele II.
Pestaggio omofobo nel centro di Roma: domiciliari per tre minorenni
Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale per i Minorenni il 20 febbraio 2026, arriva al termine di un’articolata attività investigativa. I tre giovani erano già stati identificati e denunciati a piede libero grazie a un meticoloso lavoro dei militari: analisi delle telecamere di videosorveglianza, verifiche sui pagamenti effettuati dal gruppo, accertamenti sui social network, testimonianze e riconoscimenti fotografici.
L'aggressione
Secondo la ricostruzione, la vittima – un 25enne che stava rientrando a casa – sarebbe stata accerchiata senza alcun motivo. Uno dei ragazzi gli avrebbe strappato e spezzato un ventaglio che teneva in mano, sputandogli poi in viso. Subito dopo sarebbe scattata l’aggressione: pugni al volto, alle costole e alla nuca. Anche quando il giovane è caduto a terra sanguinante, il gruppo avrebbe continuato a colpirlo e insultarlo con frasi e minacce di matrice omofoba, prima di fuggire.
Le conseguenze per la vittima sono state pesanti: trauma cranio-facciale, frattura delle ossa nasali e contusioni costali, con una prima prognosi di 20 giorni. A dicembre 2025 è stato inoltre accertato un disturbo post traumatico da stress, con altri 30 giorni di prognosi.
"Sopraffazione e umiliazione della vittima"
Nell'ordinanza il gip ha sottolineato la gravità delle condotte, agite con finalità di "mera sopraffazione e umiliazione della vittima", evidenziando profili di pericolosità e una personalità "caratterizzata da evidente omofobia e incline al delitto" da parte degli indagati, già gravati da carichi pendenti per altri reati.
Pur a fronte della richiesta della Procura di collocamento in comunità, il giudice ha disposto la misura della permanenza in casa, ritenendo per ora adeguato il contesto familiare a garantire il rispetto delle prescrizioni. I tre minori sono stati affidati ai servizi della giustizia minorile. Il Tribunale ha comunque avvertito che eventuali violazioni dell’obbligo di restare in casa potranno comportare l’immediato aggravamento della misura con il trasferimento in comunità.