Ricerca nel Sito

Periferie di Roma: allarme infanzia, 30mila minori in povertà

Periferie di Roma: allarme infanzia, 30mila minori in povertà

Periferie_di_Roma__allarme_infanzia__30mila_minori_in_povert_

Periferie di Roma sotto osservazione nel nuovo rapporto di Save the Children «I luoghi che contano», che fotografa un’emergenza educativa e sociale diffusa. Nelle 32 Aree di disagio socioeconomico urbano individuate dall’Istat vivono poco più di 30mila bambini e adolescenti sotto i 17 anni, pari al 7,1% dei residenti di quella fascia d’età, con tassi di povertà e dispersione scolastica nettamente superiori alla media cittadina.

I numeri del rapporto

Nelle aree più vulnerabili il 37,2% delle famiglie è in povertà relativa, mentre tra i 15-29enni i Neet raggiungono il 31%, contro il 20% registrato nel resto della città. Sul fronte educativo, il 10,8% degli studenti delle scuole secondarie ha abbandonato o ripetuto l’anno, a fronte del 5,3% altrove. Tra gli alunni dell’ultimo anno delle medie il rischio di dispersione implicita sale al 17,2%, quasi otto punti oltre la media comunale del 9,6%.

Le aree più critiche della Capitale

Nell’Adu 2 di Lunghezza-Colle del Sole gli studenti che hanno lasciato gli studi o ripetuto l’anno sono il 13,4%, e qui si concentra anche la più alta quota di residenti 0-17 anni (20,7%) tra le aree fragili più popolose. Alla Borghesiana (Adu 1) si registra la quota più elevata di bambini sotto l’anno di età. A Primavalle (Adu 6) la dispersione implicita raggiunge il 30,2% e, insieme alla Borghesiana, si osservano i livelli più alti di ripetenze alle scuole medie. A Ostia Ponente (Adu 8) i giovani che non studiano e non lavorano toccano il 33,4%, mentre nella zona della Stazione Termini (Adu 17) il tasso di povertà relativa delle famiglie arriva al 41,4%.

Le richieste e i presìdi nei quartieri

La ricerca è stata pubblicata alla vigilia di «Impossibile 2026», la Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in programma il 21 maggio a Roma. “Centoquarantaduemila bambine, bambini e adolescenti in Italia - ha dichiarato Daniela Fatarella - vivono nelle periferie fragili delle grandi città, dove spesso sono costretti a confrontarsi con gravi disuguaglianze socioeconomiche e territoriali. Per questo abbiamo voluto dedicare Impossibile, la Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, al tema delle periferie”. “È proprio da questi luoghi che occorre partire per ridefinire le priorità politiche, perché un Paese in cui il destino di una bambina o di un bambino dipende dal quartiere in cui nasce è un Paese che non investe sul proprio futuro”. Secondo l’organizzazione “non sono più rinviabili interventi strutturali capaci di rimuovere gli ostacoli che limitano ingiustamente le opportunità dei minori e di contrastare la povertà educativa”. Tra le proposte, una strategia nazionale di rigenerazione urbana e risorse certe per la creazione di «presìdi socio-educativi» aperti tutto l’anno: spazi sicuri per attività culturali, sportive e ricreative e per il supporto educativo, psicologico e sociale.

La voce dei ragazzi e lo stigma

“Questa ricerca è stata un lavoro corale, nata dal presupposto di non poter parlare di ‘periferie’ senza il coinvolgimento attivo di ragazzi e ragazze che le vivono”, ha spiegato Raffaela Milano. “Anche se segnato dalla povertà, il proprio quartiere per gli adolescenti è uno spazio ricco di senso e di legami, un luogo che conta”. Dalle testimonianze emergono richieste concrete: più pulizia e decoro, trasporti efficienti, spazi di aggregazione, campi sportivi, palestre, aree verdi curate e maggiore sicurezza. Pesa il senso di stigma: quasi uno studente su due, il 49,1%, ritiene che il proprio quartiere sia giudicato negativamente dagli altri.