Quella di Giulia Galtarossa, l’ex campionessa mondiale di ritmica, è una storia che rompe il silenzio sulle umiliazioni che tanti atleti, e non solo, sono costretti a subire. Oltre alle umiliazioni, ci sono anche gli abusi psicologici che lei, come tanti altri, ha dovuto sopportare.
Si racconta in un’intervista, convinta dalle denunce affidate a Repubblica di Nina Corradini e Anna Basta. Dopo 10 anni, parla di come "una volta le allenatrici fecero schierare tutte le compagne davanti a me, poi una di loro mi chiese di fare un passo indietro e di girarmi di spalle per far vedere quanto fosse grosso il mio sedere". Queste parole, nonostante Giulia oggi abbia 31 anni, fanno ancora male e di una cosa è sicura: "Se mi chiedono di riconsegnare le medaglie vinte nella ritmica per riavere la felicità non avrei dubbi: direi di sì. L'esperienza all'Accademia di Desio mi ha rovinato la vita".
Anche se il tempo è passato, l’ex atleta parla a cuore aperto di quello che lei ha passato. "Appena ho lasciato la ginnastica ho iniziato un percorso in un centro per i disturbi dell'alimentazione: mi hanno diagnosticato una sindrome da alimentazione incontrollata. Una malattia che ha condizionato la mia vita sociale, per tanto tempo non sono uscita di casa".
Per lei è stato un vero e proprio “lavaggio del cervello”, come racconta a la Repubblica. “Per tanto tempo ho pensato fosse colpa mia e credevo davvero di essere grassa e brutta. L'unica mia colpa invece è essere rimasta in silenzio fino a oggi".
Cosa la spingeva quindi a non denunciare, fino ad oggi? "Una parte di me voleva farlo – Giulia racconta ancora a la Repubblica - ma l'altra aveva paura. Ero indecisa fino a poco fa, poi sono venuta a sapere che le allenatrici della Nazionale ancora ieri (lunedì, ndr) continuavano a dire in giro che i disturbi alimentari non esistono. Sono solo scuse, dicono, perché le ginnaste si sfogano sul cibo quando non arrivano ai risultati. Penso sia troppo".
Ma le parole più crude si leggono qui, in questo passaggio dell’intervista, in cui lei racconta quando nel 2008, a 15 anni, è entrata nella Nazionale. "Nel 2009 mi hanno promosso titolare. Nella mia vecchia società si respirava un clima diverso, invece a Desio mi svegliavo ogni mattina con la consapevolezza che mi avrebbero pesato. L'aspetto peggiore erano i commenti che seguivano il controllo. Se venivi presa di mira, non ti lasciavano tregua. Sono arrivate a pesarmi anche 4 volte al giorno: era diventato un problema anche bere mezzo litro d'acqua dopo ore di allenamento. Una volta un'assistente dello staff mi ha urlato in un ristorante, un posto convenzionato con la federazione. Stavo sbucciando una pera. Entra e mi guarda con occhi sgranati, per poi dirmi: 'Giulia, tu ti stai mangiando una pera?'. Non potevo. Uno o due etti cambiavano la giornata in palestra. Una volta mi hanno dato una dieta e alla fine c'era scritto un messaggio per me: 'Abbiamo un maialino in squadra'"