Leandro Paredes è intervenuto ai microfoni di Lega Serie A per parlare della sua carriera e della Roma. Di seguito le dichiarazioni riportate da TMW.
Le parole di Paredes
Sulla sua avventura a Roma.
"È stata qualcosa di incredibile, perché fin dal primo giorno in cui sono arrivato mi hanno trattato nel miglior modo possibile. Il giorno in cui me ne sono andato da casa, non solo io, ma anche la mia famiglia abbiamo sofferto moltissimo. Per un calciatore è la cosa più importante conoscere l’ambiente in cui si trova, le persone che ha intorno, chi lo accompagna, chi gli fa capire cosa è giusto e cosa è sbagliato per poter essere un professionista sotto ogni aspetto. La Roma è molto speciale per me, è stato il mio primo club in Europa, è stata la squadra che mi ha aperto le porte per giocare in questo Paese. Qui, in questa città, sono nati due dei miei figli. È una delle città in cui mi piacerebbe vivere una volta terminata la carriera, quindi è molto speciale non solo per me, ma anche per la mia famiglia".
Qual è stata la delusione più cocente della sua carriera?
"I momenti difficili sono stati tanti nella mia carriera. Quello che mi ha segnato di più, forse, è stato restare fuori dal Mondiale 2018. È stato molto duro per me, perché mi sentivo molto bene fisicamente e calcisticamente. Pensavo di avere la possibilità di giocarlo quel Mondiale, e rimanere fuori è stato un colpo durissimo per me e per la mia famiglia".
Ranieri è stato il suo allenatore nella Roma, Scaloni lo è nell'Argentina. Come si trova con loro?
"A parte la mia famiglia, che è la cosa più importante che ho, il calcio mi ha dato tutto quello che ho nella vita. A Roma ho tantissimi ricordi, è una squadra spettacolare. Ranieri e Scaloni credo che abbiano in comune, prima di tutto, il gruppo: ovviamente il discorso è importante, ma quello che contano davvero per loro sono le persone, il gruppo".
Perché indossa la maglia numero 16?
"Indossare quella maglia per me è un onore, un privilegio, una responsabilità enorme, e non mi sarei mai permesso di prendere quel numero senza il permesso di Daniele, perché è un numero importantissimo, non solo per lui ma per tutta Roma".
Che cosa desidera lasciare come ricordo più importante al termine della tua carriera?
"Il giorno in cui terminerò la mia carriera, il ricordo che voglio lasciare in ogni club non riguarda solo i titoli o ciò che ho ottenuto, ma quello che mi è sempre importato di più è essere ricordato come una brava persona, un bravo professionista. Come un uomo perbene. È sempre stata la mia priorità: lasciare una buona immagine e portare in alto il mio cognome in ogni club in cui ho giocato".