Papa Leone XIV ha scelto Napoli per il suo primo viaggio da Pontefice nel capoluogo campano, poche ore dopo la tappa mattutina a Pompei. Atterrato in elicottero nel primo pomeriggio con circa 45 minuti di anticipo, ha raggiunto il Duomo e la Cappella del Tesoro di San Gennaro, dove l’ampolla del sangue del martire risultava già liquefatta. «Voglio fare un omaggio a San Gennaro, è tanto importante», ha detto il Papa prima di sollevare e baciare la reliquia, accolto da una città in festa tra cartelli di benvenuto in piazza del Plebiscito, santini, pizze dedicate e un invito arrivato da Torre del Greco: «Ti aspettiamo».
La tappa al Duomo e l’omaggio a San Gennaro
L’ingresso nel Duomo ha segnato il momento più intenso della visita, tra devozione popolare e simboli identitari. Il Pontefice ha abbracciato i fedeli con parole di forte impatto: «Fratelli, sorelle, in questa città scorre un anelito di vita, di giustizia e di bene che non può essere sopraffatto dal male». Napoli è stata definita «una città dai mille colori», riconoscendone vitalità culturale e umanità, senza eludere i nodi irrisolti che la attraversano.
Le ferite della città e il “drammatico paradosso”
Nel cuore del messaggio il Papa ha richiamato le «fragilità sociali» che gravano sul territorio, ricordando un inizio d’anno segnato da sei omicidi, sparatorie e un clima di tensione in vari quartieri. Da qui la denuncia di un «drammatico paradosso»: una città capace di attrarre turismo e valorizzare il patrimonio, ma dove il divario sociale resta sostanzialmente immutato.
Reti, legalità e il patto per Napoli
Leone XIV ha indicato le cause strutturali del degrado, dalla criminalità pervasiva alla dispersione scolastica e alla marginalità, ma ha soprattutto esortato a sostenere chi ogni giorno lavora per il bene comune. «La giustizia, la verità, la bellezza si facciano largo tra le strade, nelle istituzioni, nelle relazioni». Queste energie civili, ha ribadito, non devono restare isolate: «Queste persone non devono restare isolate. Perché il loro impegno possa permeare il tessuto profondo della città c’è bisogno di creare connessioni, di lavorare insieme, di fare comunità». In questo quadro la Chiesa napoletana è «un collante» tra istituzioni, associazioni e società civile, con l’invito a un patto condiviso tra livelli locali e nazionali per «sollevare la città» e restituire a Napoli «la sua vocazione a essere capitale di umanità e di speranza».