Paola Minaccioni, attrice romana e volto noto tra cinema, teatro e radio, apre le porte della sua quotidianità all’Ostiense e riflette su carriera, radici e città. Dalla comicità che l’ha resa popolare ai ruoli d’autore che desidera esplorare, l’artista mette al centro un percorso personale fatto di lavoro, disciplina e scelte misurate, senza rinnegare nulla.
Carriera e identità
«Connessa sì, per quanto riguarda l’essere vista o non vista ho smesso di chiedermelo: adesso io mi vedo e questo mi basta».
«All’inizio, quando mi definivano attrice comica mi sembrava di essere autorizzata a suonare una nota sola e io invece avevo in testa un’intera sinfonia. Oggi non mi sento una cosa sola, mi piace pensare di avere più stanze dentro di me: in una rido, in un’altra mi faccio domande, in un’altra lavoro come una pazza e non voglio chiudere nessuna porta».
«E non li rinnego. Sono stati vita vera, non un ripiego e li rifarei. [...] Certo, mi piacerebbe avere un ruolo drammatico in un film d’autore, magari con Marco Bellocchio. Forse domani accadrà o forse no».
Con Ferzan Ozpetek ha costruito un rapporto artistico solido. «Sì, diciamo che in quel circoletto ci sono... (ride) Ferzan è un grande regista e un uomo meraviglioso, lavorare con lui è il massimo».
Roma e la mobilità
Affezionata alla Capitale, l’attrice osserva segnali di miglioramento e lancia un invito a un progetto più organico sulla mobilità. «Credo che Roma stia risorgendo. Piccoli passi, certo, ma nessuno ha la bacchetta magica. La città è più pulita e cassonetti stracolmi di immondizia se ne vedono sempre meno».
«Di rivedere le piste ciclabili: Roma non è come Amsterdam ma sei volte più grande e non è una città da bici, qui se si restringe lo spazio alle auto senza trasporto pubblico affidabile e un sistema di alternative, la trasformazione urbana rischia di diventare un conflitto tra categorie. Ma visto che bisogna attenersi alla normativa europea allora facciamolo come si deve: con piste ciclabili vere, a misura della città invece di tratti stretti e discontinui, con le corsie che finiscono nel nulla o punti in cui pedalando ci si trova a condividere lo spazio con tram, bus e auto: senza un disegno chiaro si buttano solo i soldi».
Progetti e vita personale
Nel 2026 l’artista annuncia due film in uscita, «Belve Feroci» di Antonaroli e «Praticamente perfette» di Farina, e la serie «Italian Postcards» diretta dal premio Oscar Jessica Yu. Di recente si è ispirata a «La Rete della vita» di Fritjof Capra per una performance al terzo congresso nazionale della Fisica Quantistica a Napoli.
Tra allenamento e equilibrio personale, la routine resta rigorosa. «Quando posso vado a correre e tre volte la settimana faccio yoga e ashtanga e mi alleno in palestra: la Monster Team di Claudio Pallitto».
Spazio anche alla sfera privata, senza fretta. «Ho un fidanzato-non fidanzato: non vive qui, ci vediamo quando va a tutti e due, ci rispettiamo e facciamo tante cose belle insieme. Ma l’amore con la A maiuscola lo sto ancora aspettando, spero prima o poi arrivi».