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Omicidio Mollicone: la figlia del carabiniere Tuzi incarica un perito

Omicidio Mollicone: la figlia del carabiniere Tuzi incarica un perito

Serena Mollicone

Omicidio Mollicone, nuova iniziativa della famiglia del vicebrigadiere Santino Tuzi. La figlia, Maria Tuzi, ha affidato una perizia balistica a Dario Sangermano per analizzare foto e un video della pistola rinvenuta accanto al corpo del militare l’11 aprile 2008. L’obiettivo è verificare le incongruenze della ricostruzione del suicidio e confrontarle con una possibile dinamica alternativa.

La perizia balistica e le ipotesi in campo

Il perito illustrerà gli esiti alla stampa, evidenziando presunte anomalie e una "plausibile dinamica omicidiaria". Maria Tuzi spiega: ''Ho deciso di dare mandato a un perito balistico per analizzare la pistola (con cui Santino Tuzi si sarebbe sparato ndr) tramite le foto e tramite un video che è agli atti in procura - ha spiegato all'Adnkronos la figlia Maria Tuzi - Questo tecnico ha scoperto diversi elementi. In realtà a lui non ho dato mandato per scoprire se si tratta di omicidio ma ho chiesto se tutti gli elementi sono compatibili più con un omicidio o più con un suicidio. Quindi lui ha paragonato entrambe le situazioni con gli elementi che aveva e ha dedotto, in base anche alla traiettoria del proiettile, che la dinamica è più compatibile con l'omicidio''.

Le parole di Maria Tuzi

La figlia del vicebrigadiere ribadisce la propria posizione: ''Volevamo fare chiarezza sulla morte di mio padre - ha aggiunto - io l'ho sempre detto, mio padre non può essersi suicidato o se lo ha fatto non è stato per motivi passionali. Non aveva motivo di togliersi la vita, era diventato nonno da pochissimo tempo, mio figlio aveva solo 10 mesi, e la prima volta che si è commosso è stato proprio quando gli hanno dato tra le braccia mio figlio. Non può esserci sentimento più forte di quello che aveva per mio figlio. Io non credo al suicidio di mio padre".

Il rilievo nel processo a Roma

La testimonianza di Tuzi è centrale nell’Appello bis in corso davanti alla terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma sull’omicidio di Serena Mollicone, la 18enne di Arce. Per la prima volta è stata ammessa la deposizione del carabiniere Gabriele Tersigni, che ha riferito in aula il 18 febbraio: "non mi disse che era entrata Serena Mollicone ma che era entrata una ragazza tra le 10.30 e le 11 del 1 giugno e che lui non l'aveva riconosciuta". E ancora: "La seconda volta mi disse che gli avevano fatto vedere una foto, che l'aveva riconosciuta - ha aggiunto - Mi disse 'era Serena Mollicone'. Dopo avermelo detto era più morto che vivo ma leggermente risollevato".

La conferenza e le prossime tappe

La conferenza si terrà domani alle 18 al Russo Center di Pastorano, con l’avvocato Elisa Castellucci, Maria Tuzi e il perito Dario Sangermano, moderati dal giornalista Fabio Marzano. In aula il 22 maggio è atteso il perito nominato dalla Corte per le trascrizioni delle intercettazioni tra l’appuntato Ernesto Venticinque e Sonia Da Fonseca. Nel procedimento sono imputati, per concorso nell’omicidio, Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Anna Maria. Secondo l’ipotesi accusatoria, Serena sarebbe entrata in caserma il 1 giugno 2001 e sarebbe morta durante una discussione, per poi essere ritrovata il 3 giugno all’Anitrella, con mani e piedi legati e un sacchetto in testa.