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Omicidio Mollicone, appello bis: Mottola in aula respinge le accuse

Omicidio Mollicone, appello bis: Mottola in aula respinge le accuse

Serena Mollicone

Prima udienza dell’appello bis per l’omicidio di Serena Mollicone, con le dichiarazioni spontanee di Franco Mottola, imputato di omicidio volontario insieme alla moglie Anna Maria e al figlio Marco. In apertura, l’ex maresciallo ha ribadito la propria versione e ha contestato le ricostruzioni d’accusa sul caso che coinvolge la caserma di Arce (Frosinone), nel cuore del Lazio.

Le parole dell’imputato in apertura

Mottola ha definito infondate le tesi sulla morte del carabiniere Santino Tuzi, rivendicando la propria estraneità a pressioni o minacce: «Santino Tuzi si è ucciso per ragioni personali dopo la fine della sua relazione extraconiugale ed è falso che temesse ripercussioni da parte mia se avesse parlato prima. Ha avuto tante occasioni per farlo».

L’ex comandante ha poi denunciato il clima che, a suo dire, ha accompagnato il procedimento: Mottola sostiene di essere vittima di «una campagna di stampa colpevolista che ha avvelenato l’opinione pubblica» e di «menzogne, falsità e illazioni di paese usate per arrivare a una verità e colpire i carabinieri». Nel procedimento, l’Arma dei carabinieri si è costituita parte civile. Ha quindi aggiunto di confidare nella magistratura «perché ci venga levato di dosso il fango che ci è piovuto addosso in questi anni».

Il nodo della porta e la versione sulla prova chiave

Rispondendo ai rilievi sull’infisso danneggiato, indicato dall’accusa come luogo d’impatto della testa di Serena, Mottola ha ribadito: «venne causato da un mio pugno in un momento d’ira verso mio figlio» e «se avessimo ucciso noi Serena avremmo fatto sparire quella porta o l’avremmo riparata».

Sulla pronuncia d’appello poi annullata, ha osservato: «La sentenza (di Appello, ndr) è scritta male ma non l’abbiamo scritta noi. Non abbiamo fatto niente di quello di cui ci accusano ed esprimiamo solidarietà ai familiari di Serena: da genitori possiamo capire quello che provano».

L’esame del maresciallo Evangelista

Terminata la lettura, la Corte d’Assise d’Appello ha dato avvio all’esame del maresciallo Gabriele Evangelista, che nel 2004 assunse il comando della caserma di Arce e avviò accertamenti su chi lo aveva preceduto. Il focus è sull’ordine di servizio della mattina del 1° giugno 2001, che secondo l’accusa avrebbe originato il primo di più depistaggi nell’inchiesta.