Assolto in appello Raul Esteban Calderon, alias Gustavo Alejandro Musumeci, nel procedimento per l'omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, ucciso il 7 agosto 2019 al parco degli Acquedotti a Roma. La decisione ribalta l’ergastolo inflitto in primo grado, riportando al centro le valutazioni sulle prove e sulle ricostruzioni d’accusa.
La decisione in appello
La difesa dell’imputato ha salutato il verdetto come esito conforme al quadro probatorio. «Abbiamo commentato la sentenza di primo grado come “clamorosa”, proprio perché per noi era già impossibile allora un verdetto di condanna — dice oggi l’avvocata Nicla Eleonora Moiraghi con il collega Gian Domenico Caiazza —. Questa sentenza ristabilisce quella che doveva essere la conclusione logica e naturale del processo. Non c’era nessuna prova contro di lui».
Le parole dell'imputato e l'udienza a Rebibbia
Nel memoriale letto a marzo 2024 nell’aula bunker di Rebibbia, l’imputato ha respinto ogni addebito sull’omicidio Piscitelli, collegando le accuse anche a rancori personali. «Sono addolorato per la morte del signor Fabrizio Piscitelli, pensando anche al dolore che prova la sua famiglia. Spero che verrà fuori chi ha commesso questo bruttissimo delitto e paghi con la giustizia, liberandomi di questa accusa che pesa su di me come un macigno anche per la mia famiglia che sta vivendo una bruttissima esperienza».
Identità, precedenti e documenti
Detenuto dal 2021, Musumeci è stato indicato dagli inquirenti come killer su commissione. La sua identità reale è emersa grazie alle dichiarazioni dell’ex compagna Rina Bussone, che ha rivelato come il nome Raul Esteban Calderon fosse un alias. Secondo la Dda, si trattava di un nome d’arte per ridurre la tracciabilità: la rogatoria in Argentina ha confermato le generalità tramite impronte digitali, mentre in Italia l’uomo avrebbe utilizzato documenti contraffatti. In un procedimento distinto è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Shehaj Selavdi a Torvajanica.
I riflessi sull’ordine criminale a Roma
Secondo l’inchiesta Cacher, dopo l’omicidio Diabolik i referenti Molisso e Leandro Bennato avrebbero promosso una struttura unica per gestire lo spaccio nei quartieri Quarticciolo, Cinecittà, Quadraro, Morena, Boccea, Casalotti, Primavalle e Montespaccato, capace di muovere tre tonnellate di cocaina al mese e fino a 50 mila euro di incassi al giorno. In questo assetto, a Musumeci sarebbe stata riconosciuta una rendita fissa per i suoi servigi. Con il nuovo nome, Musumeci tornerà a processo a partire da fine giugno.