Olinto Bonalumi, noto come il “Lupin del Tavoliere”, è stato arrestato a Roma dopo anni di latitanza. Ricercato per una serie di crimini tra cui furti milionari e assalti a caveau, il 64enne era considerato uno dei latitanti più pericolosi d’Italia. Bonalumi, famoso per il colpo al Banco di Napoli di Foggia del 2012 che fruttò 15 milioni di euro, aveva continuato a operare nel mondo del crimine anche durante la latitanza. L’arresto è avvenuto grazie a un’operazione congiunta delle forze dell’ordine, che ora indagano sui suoi spostamenti e sulle reti di supporto che lo hanno protetto negli ultimi anni.
I colpi milionari di Olinto Bonalumi
Olinto Bonalumi si è fatto conoscere negli anni Ottanta per una rapina in una gioielleria di Lecce, ma la sua carriera criminale è decollata con l’assalto al caveau della Banca Nazionale del Lavoro di Reggio Calabria negli anni Novanta.
Questo colpo, che avrebbe fruttato 50 miliardi di lire, si concluse con un’assoluzione. Negli anni successivi, Bonalumi ha pianificato e messo a segno furti spettacolari, tra cui il celebre colpo del 2012 al Banco di Napoli di Foggia, dove 164 cassette di sicurezza furono svuotate per un bottino di 15 milioni di euro.
Le sue attività non si limitarono alle rapine in banca: assalti a portavalori, furti di yacht di lusso e collaborazioni con guardie giurate infedeli hanno caratterizzato il suo modus operandi. Nel 2017, la Guardia di Finanza gli sequestrò beni per 1,5 milioni di euro, tra cui appartamenti, terreni agricoli e quote societarie.
La latitanza e il ruolo dei complici di Olinto Bonalumi
Dopo la condanna a tredici anni per un assalto a un caveau nel 2009, Bonalumi riuscì a fuggire nel 2021, eludendo l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Ancona. La sua latitanza lo portò a essere inserito nella lista dei ricercati più pericolosi del Ministero dell’Interno. Durante questi anni, avrebbe trovato rifugio principalmente nel Lazio, dove poteva contare su una rete di complici, inclusi esperti di scassinamento di caveau, i cosiddetti “cassettisti”.
Le indagini indicano che Bonalumi abbia trascorso gran parte del tempo lontano dalla Puglia, continuando a pianificare furti e operazioni criminali. Il colpo del 2015 al Banco di Napoli e il tentato assalto alle gioiellerie Sarni di Foggia evidenziano la sua capacità di organizzare azioni complesse, spesso avvalendosi di alleanze strategiche con criminali locali.
L’arresto a Roma di Olinto Bonalumi
L’arresto di Olinto Bonalumi è avvenuto in un’abitazione del quartiere Eur a Roma, grazie alla collaborazione tra la Sisco di Bari e Roma e la Squadra Mobile di Foggia. L’operazione è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, che sta ora lavorando per ricostruire i movimenti del latitante negli ultimi tre anni.
Gli investigatori puntano a identificare le persone che hanno favorito la sua fuga e il suo soggiorno clandestino. Le connessioni con criminali romani e pugliesi potrebbero rivelare ulteriori dettagli sulla rete che lo ha protetto. Questo arresto segue di pochi mesi quello di Marco Raduano, un altro latitante di spicco, evidenziando l’impegno delle autorità nel contrastare le organizzazioni criminali.