L’iter per la costruzione del nuovo stadio della Roma a Pietralata affronta un nuovo ostacolo: un ricorso presentato dai comitati locali ha chiesto la sospensione dei lavori, puntando sull’impatto ambientale del progetto, in particolare sull’abbattimento di 26 alberi in un’area definita boschiva e ricca di biodiversità. Tra le specie presenti sono stati segnalati uccelli protetti come il picchio rosso e alcune varietà di pipistrelli, tutelati da normative italiane ed europee. Il Tar del Lazio si pronuncerà a breve sulla legittimità degli interventi approvati dal Comune. La decisione è cruciale per il proseguimento dei lavori, che già risultano rallentati da verifiche archeologiche e da una crescente tensione tra amministrazione, residenti e ambientalisti.
Ricorso dei comitati e blocco dei lavori a Pietralata
Il progetto per l’impianto sportivo della Roma ha incontrato una nuova opposizione formale da parte del Comitato Monti di Pietralata, che ha depositato al Tribunale Amministrativo Regionale una richiesta di sospensione degli interventi sul terreno designato. Il nodo centrale del ricorso riguarda il taglio di 26 alberi, collocati in un’area che secondo i ricorrenti costituisce un ecosistema boschivo.
La presenza documentata di specie protette, come il picchio rosso e varie tipologie di pipistrelli, costituisce uno degli elementi centrali dell’istanza. Il ricorso sostiene che l’autorizzazione concessa dal Comune non tenga adeguatamente conto delle normative ambientali nazionali e comunitarie in vigore. L’amministrazione capitolina ha contestato la richiesta, affermando la regolarità degli atti e la legittimità dell’autorizzazione rilasciata.
Scontro tra Comune e cittadini sullo stadio
L’area interessata dal progetto, compresa tra via dei Monti Tiburtini e via degli Aromi, è al centro di un intenso confronto tra enti pubblici e gruppi di cittadini. Il Comitato locale ritiene che l’area, destinata alla realizzazione della Curva Sud del nuovo stadio, sia assimilabile a un bosco urbano e, in quanto tale, soggetta a vincoli paesaggistici e ambientali.
Secondo una perizia commissionata dalla società sportiva, gli alberi già rimossi non ospitavano nidi, tane o altre forme di vita faunistica di rilievo. Tuttavia, il comitato ha presentato una controrelazione firmata da due ricercatori del CNR, Flavia Sicuriello e Paolo Colangelo, che sottolinea la necessità di ulteriori accertamenti ecologici. I giudici del Tar potrebbero decidere di nominare un perito terzo per stabilire la reale natura dell’area contestata.
Rallentamenti per accertamenti archeologici e problemi logistici
Accanto alla questione ambientale, i lavori per lo stadio sono attualmente fermi anche per motivi legati alla sicurezza del sito. Nell’area destinata alla costruzione sono in corso da settimane delle verifiche archeologiche, sospese temporaneamente per la presenza di una struttura abbandonata utilizzata in passato come autodemolitore.
Gli scavi, coordinati dalla Soprintendenza, devono accertare l’eventuale presenza di reperti di valore storico prima di procedere alla consegna definitiva dell’area ai tecnici incaricati dal club calcistico. La Roma, nel frattempo, resta in attesa della risoluzione dei problemi burocratici per poter avviare le operazioni di cantiere. L’iter, già segnato da lunghe attese e ritardi cronici, continua a evidenziare l’estrema complessità di realizzare infrastrutture sportive nella Capitale.