Via di Tor di Nona a Roma nell'abbandono: tra burocrazia e inerzia. Quello che doveva diventare il distretto delle arti e dell'artigianato nel centro storico, non viene valorizzato; anzi. Resiste solo per la caparbietà di Claudio Franchi, l'orafo che insieme al fratello Roberto ha realizzato l'anello del Pescatore per Papa Benedetto XVI, ma anche l'icona acheropita che dal 2006 viene esposta in piazza San Pietro durante le celebrazioni di Pasqua.
Franchi continua a battersi per rilanciare il progetto di riqualificazione urbanistica e denuncia: "Gli artigiani sono stati usati e abbandonati dal Comune che lascia vuoti i locali di via di Tor Di Nona, rinunciando così al reddito che avrebbero fruttato, ma anche al valore della riqualificazione, in termini di sicurezza. Perché un luogo vivo e frequentato, è un luogo più sicuro" spiega Franchi.
Nel cuore di Roma botteghe vuote e degrado: "Artigiani usati e abbandonati"
Orafo, docente, Franchi è soprattutto innamorato del suo mestiere e dell'artigianato tanto da farsi capofila della battaglia per la riqualificazione di via di Tor di Nona per trasformarla appunto "nel fiore all'occhiello di un'area strategica tra Vaticano, piazza Navona e Castel Sant'Angelo". A distanza di anni però il sentimento del maestro argentiere è però quello di essere stati "usati quando serviva e poi abbandonati".
La storia delle botteghe di Via di Tor di Nona
Dopo anni di occupazioni abusive, nel 2003 arriva la svolta. O almeno così sembrava. I locali di proprietà comunale vengono assegnati "d'urgenza - spiega Franchi - agli artigiani 'espulsi' dal centro per l'annosa questione del caro affitti. Un doppio obiettivo, quello della sicurezza, bonificando le botteghe occupate e quello di ovviare alla desertificazione commerciale. Quindi gli artigiani si sono fatti carico dei lavori di ristrutturazione per avviare le attività".
"Un primo passo - prosegue Franchi - per avviare progetti, con giovani in bottega per imparare il mestiere, e far diventare la via distretto delle arti e dell'artigianato. Uno dei progetti serviva proprio per 'consegnare' alle prossime generazioni "le competenze per mantenere vive le tradizioni artigianali sulle quali si fonda il Made in Italy".
Al laboratorio di Franchi, viene assegnato il titolo di “bottega storica da salvaguardare”. Sembra l'inizio di una nuova era per i maestri argentieri, attivi dal 1927. Così non è e, pian piano, la strada si svuota. Con il risultato che oggi sono rimasti in tre a presidiare quello che doveva essere il punto di riferimento dell'artigianato.
Il bando del 2021 e l'attesa della ristrutturazione dei locali: "I lavori forse a fine 2026"
Franchi però non demorde e nel 2021 con l'amministrazione Raggi riesce a far partire un vero bando per l'assegnazione delle botteghe. Esito? A distanza di 4 anni tutto ancora tace: "La graduatoria c'è, ma non le ristrutturazioni dei locali, che secondo l'ultima pec arrivata, dovrebbero avvenire a fine 2026. Tutto con il condizionale" sottolinea Franchi. Così "tre degli artigiani coinvolti si sono già sfilati. Perché è evidente che i tempi della burocrazia non sono in linea con i tempi di chi deve lavorare" aggiunge il maestro "dell'ultima bottega di argentieri a Roma".
Un quadro desolante nel quale si inseriscono i problemi tipici dei luoghi "dimenticati". Dove tra scippi, furti in casa, discariche di motorini rubati e abbandonati, i residenti hanno deciso di organizzarsi da soli. Una chat dove segnalare strani movimenti e fogli sui portoni dei palazzi per avvisare di "tenere alta l'attenzione". È evidente sottolinea Claudio Franchi che "un luogo vivo, con le botteghe aperte è anche un presidio di sicurezza".
