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Nardò Basket, dal paradiso al cartello 'vendesi': la parabola del Toro dal 2017 ad oggi

Nardò Basket, dal paradiso al cartello 'vendesi': la parabola del Toro dal 2017 ad oggi

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Dopo la retrocessione, la resa: Nardò Basket vende il titolo sportivo

È il 10 giugno del 2017. Pala Valenti di Capo D'Orlando. Il tabellone segna 3,5 secondi al termine di una sfida che si tatuerà indelebilmente sul cuore di una città e di un territorio, che segnerà il confine dove il prima non può più parlare al dopo, il punto in cui il tempo smette di somigliarsi. Sugli spalti il pubblico inizia a vedere il sogno per cui ha lottato da una vita assumere dei connotati sempre più definiti, trascendendo la pura visione onirica e farsi realtà. Sul parquet il pallone passa per Antonio Chiricò, a cui non tremano le mani e dalla lunetta sigla gli ultimi due punti della storia neretina in Serie C, perchè sì, da quella notte Nardò farà parte delle grandi del basket Nazionale, ottenendo la sua prima memorabile promozione in Serie B.

Passano 1.474 giorni, quando il 23 giugno 2021 il pittore di questo capolavoro con un’ultima carezza di colore, ha dato al quadro le sue sfumature più vere: ora l’opera è compiuta.

Burini ha giocato la partita più importante della sua stagione – e forse della sua carriera – proprio nel momento decisivo. In Gara 5 delle finali playoff contro Roseto, con la Serie A in palio, si è preso la responsabilità, il pallone e la scena. Ha guidato Nardò con lucidità, energia e coraggio, restando sempre dentro il ritmo della partita e alzando i giri quando contava. Canestri pesanti, letture perfette, leadership silenziosa ma evidente: è stato semplicemente dominante. Il salto di categoria passa anche – e soprattutto – dalle sue mani. In una serata da dentro o fuori, Burini ha scelto di restare dentro. Dentro la storia del Nardò.

Otto anni dopo la prima redenzione, però, la società granata ha dovuto affrontare per la prima volta qualcosa che la sovrastava. Dopo le incertezze dello scorso anno, il club neretino si è affacciata alla stagione 2024/2025 con apparente rinnovata fiducia, allestendo un roster promettente, con tutte le carte in regola per poter ambire a una permanenza nella seconda massima serie. All'interno però qualcosa si era rotto, e forse già da tempo. A metà stagione, i salentini non stanno offrendo ai loro tifosi ciò che avevano promesso, e l'incubo retrocessione inizia a non essere più un solo retropensiero.

Si decide di intervenire sul mercato, e nel roster di Coach Mecacci torna a figurare dopo un anno e mezzo uno dei più grandi talenti mai passati per Nardò, se non il più grande di tutti: Russ Smith.

Nonostante il suo innesto, che ha regalato serate da sogno al pubblico granata, il vento non cambia, e dopo 38 giornate l'unica speranza per continuare a rimanere tra le 40 squadre più importanti del Belpaese sono i playout, dove il Toro affronta una Juvi Cremona più motivata e desiderosa di restare in Serie A, che in gara-4 spegne l'entusiasmo e le ambizioni dei salentini, che devono dire addio alla serie cadetta, e affondare tra le fredde braccia della Serie B.

Cosa ci sia dietro questa storica delusione, che rappresenta finora la pagina più triste del basket neretino, forse non ci è dato saperlo, ma il comunicato diffuso nelle scorse ore dalla società lascia ancora più domande, a cui l'"Onda Granata" cerca e invoca a gran voce risposte. Come si può evincere dalle parole dei soci, il titolo sportivo della squadra è in vendita, a disposizione dei cittadini di Nardò a soli due anni dall'acquisizione della nuova proprietà (composta da Marco Papadia, Cesare Barbetta, Alberto Calderoni, Mimmo Carone e Tommaso Greco), che ha rilevato la guida della società dalla famiglia Durante, che dal 2005 al 2023 aveva costruito una realtà sportiva capace, anno dopo anno, di regalare ai tifosi solo gioie e successi: dalla promozione in Serie D fino ai playoff Argento in Serie A2.

Ecco il comunicato ufficiale:

"La delusione per la retrocessione - spiegano i soci - ma soprattutto la presa di coscienza degli enormi sforzi economici compiuti in questi due anni, ha fatto maturare la convinzione di non poter più proseguire questa avventura. Il progetto, a queste condizioni, è insostenibile, per cui non ce la sentiamo di affrontare un'altra stagione sportiva e un altro rilevante e irragionevole sforzo finanziario per tenere in piedi la società anche nel campionato di serie B e per alimentare il legittimo sogno del popolo neretino della pallacanestro. Già all'indomani dell'ultima partita di playout, abbiamo cercato di verificare se ci fossero i presupposti per proseguire, con chi e in che modo. Ma siamo giunti alla conclusione di non poter andare avanti sulle stesse, identiche, basi e quindi di dover dare la possibilità a qualcun altro di proseguire. Prima di ogni cosa per l'amore e per la responsabilità che sentiamo di avere nei confronti del nostro Toro e della sua storia.

Le nostre risorse non sono infinite e il sostegno al Nardò Basket non può essere illimitato, nel tempo e nelle dimensioni. Siamo un gruppo di imprenditori certamente innamorati del basket e della maglia granata, ma in qualche modo costretti in questi due anni a non avere avuto aiuti o ricambi nella compagine societaria. Abbiamo sempre sperato di condividere con qualcun altro, dal punto di vista della responsabilità e degli oneri finanziari, questo impegno che abbiamo preso con la città e con i tifosi granata. Due anni fa abbiamo rilevato il titolo dalla famiglia Durante e abbiamo dovuto affrontare prima le incombenze economiche del passaggio di proprietà, poi di due, impegnativi, campionati di serie A2. Abbiamo fatto i conti con spese in misura ben superiore a quella che avevamo preventivato e al di là del margine dovuto a qualche fisiologico errore di gestione e di conduzione sportiva. Lo abbiamo fatto certamente con il cuore e con la fierezza di aver ammirato Nardò Basket al cospetto dei giganti della pallacanestro italiana. Con la soddisfazione, infine, di aver regalato a Nardò una vetrina eccezionale.

Pensiamo a questo punto che, dato il contesto, sia doveroso e giusto passare la mano, senza alcun proposito di speculare sulla cessione e di ricavare un solo euro. Sul presupposto che il campionato di serie B è di assoluto prestigio e che rappresenta un patrimonio eccezionale del territorio e degli sportivi neretini. Con l'auspicio fermissimo di cedere il titolo a soggetti e imprenditori neretini innamorati come noi, dal momento che non prendiamo in considerazione in questo momento la possibilità di lasciare in favore di persone che non siano legate a Nardò. È giusto ed è inevitabile che questo titolo e questa categoria debbano essere un onere e una responsabilità di tutti, dalle istituzioni a ogni soggetto in grado di fare la propria parte. Solo così il progetto sportivo che abbiamo abbracciato senza remore due anni fa, potrà diventare logico e sostenibile. Per cui, speriamo vivamente che nei prossimi giorni si facciano avanti forze fresche, disponibili e determinate a prendere il nostro posto e a continuare a scrivere altre pagine di questa storia gloriosa".