Roma — In una giornata segnata da dossier internazionali, la presidente del Consiglio sceglie una linea di prudenza sulle nuove critiche di Donald Trump al Papa. A differenza di tre settimane fa, Giorgia Meloni non interviene pubblicamente, richiamandosi alla posizione espressa il 13 aprile. La risposta ufficiale arriva dalla Farnesina, con una nota condivisa con palazzo Chigi. Le parole del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani restano il riferimento: «Attacchi né condivisibili né utili alla causa della pace». Matteo Salvini si mantiene sulla stessa linea.
Il quadro internazionale e la rotta italiana
Tornata dal vertice della Comunità politica europea in Armenia, Meloni richiama la necessità di tutelare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, definita «fondamentale», e interviene sugli «attacchi ingiustificati» dell’Iran agli Emirati. Nel governo pesa l’effetto delle nuove uscite di Trump alla vigilia della missione romana di Marco Rubio, mentre a palazzo Chigi si guarda con attenzione all’esito dell’udienza di domani del segretario di Stato dal Papa. Nell’esecutivo resta il tema delle assicurazioni statunitensi e del possibile impatto sull’alleanza, con Roma intenzionata a ribadire che l’Italia «risponde alle leggi della Nazione», quindi al Parlamento.
Vertice a palazzo Chigi e dossier sul tavolo
Oggi alle 12 la premier riunisce i vicepremier Tajani e Salvini a palazzo Chigi, prima della partenza per Gemona per le commemorazioni del sisma. L’incontro, a due giorni dalla visita a Roma di Marco Rubio, farà il punto anche sui temi interni. Sullo sfondo resta la minaccia americana di smobilitare truppe dall’Italia, già contrastata dalla presidente del Consiglio a Erevan.
Sul piano nazionale, il governo punta ad accelerare sulla legge elettorale per ottenere un primo via libera alla Camera prima della pausa estiva, mentre resta da definire la gestione del ritorno delle preferenze. In chiusura l’intesa sulle presidenze di Consob e Antitrust con i nomi di Federico Freni e Saverio Valentino, che potrebbero approdare domani in Consiglio dei ministri. In agenda anche gli incontri con il premier polacco Donald Tusk e con Mohammed Dbeibeh, primo ministro del governo di unità nazionale libico, per i delicati dossier su energia e flussi migratori.