La moda dei Labubu non poteva sfuggire al commercio illegale. I pupazzi diventati oggetto di culto tra i giovanissimi sono ormai entrati nel business del falso. Dopo il blitz a Palermo ora è toccato a Viterbo e Roma dove sono stati sequestrati migliaia di mostriciattoli pelosi contraffatti pronti ad essere venduti tra gli scaffali della Città dei Papi e neppure a prezzi economici. Merito della incredibile somiglianza con gli originali, dai materiali alle etichette.
Maxi sequestro tra Viterbo e Roma: trovati migliaia di falsi “Labubu”, i pupazzi diventati oggetto di culto
A scoprire il nuovo filone del falso "alla moda" sono state le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Viterbo che nei giorni scorsi hanno sequestrato tra quattro negozi su Viterbo e tre grossisti su Roma oltre 11mila articoli contraffatti. Circa 4mila Labubu, ma anche peluche di Lilo e Stich e carte dei Pokemon. Tutto rigorosamente falso, come testimoniato dalle perizie svolte dagli investigatori. Un business che avrebbe fruttato oltre 450mila euro. I sette titolari degli esercizi commerciali sei di nazionalità cinese e uno originario del Bangladesh sono stati denunciati.
Riproduzioni fedeli
Gli articoli risultati contraffatti erano riproduzioni fedeli, non solo dal punto di vista dei materiali utilizzati, ma anche per la presenza di etichette, cartellini e confezioni grafiche, del tutto simili agli originali, tali da rendere complicato distinguere i prodotti falsi da quelli autentici. Gli ignari compratori dei pupazzi, perlopiù giovanissimi, pagavano anche prezzi molto alti per delle copie non autentiche dei Labubu.
Il simpatico mostriciattolo, commercializzato dall’azienda cinese Pop Mart, presente sui social network e idolo di star internazionali che lo mostrano in ogni occasione pubblica, proprio negli ultimi giorni è balzato alle cronache per un analogo e ingente sequestro eseguito dalla Guardia di Finanza a Palermo.
Non solo mostriciattoli contraffatti
Le Fiamme Gialle di Viterbo hanno trovato e sequestrato anche 400 peluche contraffatti del marchio Lilo e Stich, più di 1200 articoli falsi dei personaggi Italian Brainrot e oltre 6mila carte Pokemon con un alto valore economico perché ricercatissime dai collezionisti che le custodiscono gelosamente anche per effettuare partite on line.
Tutti acquistavano, in realtà, articoli non conformi agli standard di sicurezza, qualità e tracciabilità previsti dalla normativa di settore. I sette titolari degli esercizi commerciali controllati e destinatari dei sequestri sono stati denunciati per la commercializzazione di prodotti recanti marchi contraffatti.