Nel Lazio uno studente su tre ha ottenuto una valutazione tra buono ed eccellente agli esami di Stato svolti dal 18 giugno a metà luglio. A fotografare l’andamento della sessione è il ministero dell’Istruzione e del Merito, che colloca la regione al quinto posto nazionale per risultati complessivi dopo Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
I numeri della sessione
Secondo i dati ministeriali, 1.165 studenti hanno conseguito la lode, pari al 2,3% dei circa 53mila candidati che hanno sostenuto la maturità. L’en plein del 100 è stato raggiunto dal 4,8% dei diplomati, oltre 2.500 ragazze e ragazzi. Più di 5.800 hanno ottenuto un punteggio tra 91 e 99, mentre poco meno di 10mila (18,8%) si sono attestati tra 81 e 90. La fascia più popolosa è quella 71-80 con circa 16mila studenti (30%), seguita dalla 61-70 con 14.600 candidati (27,6%). In 2.700 hanno chiuso con 60, pari al 5,3%.
Il riconoscimento della lode è stato attribuito a chi ha concluso il ciclo nei licei classico e scientifico, musicale, europeo e internazionale, come previsto dai criteri in vigore.
Le valutazioni dei presidi
Per Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma, il quadro conferma un’evoluzione positiva: «È la conferma del trend degli ultimi anni che parla di un miglioramento nell’andamento generale ma anche dei risultati delle prove Invalsi nel Lazio».
Un impulso sarebbe arrivato soprattutto dalla nuova impostazione dell’orale: «Il fatto che i candidati abbiano iniziato il colloquio esponendo il loro curriculum, e non più con un argomento casuale scelto aprendo le famose buste chiuse, ha sicuramente aiutato — spiega il presidente Anp —. Prima era un terno al lotto: poteva capitare un documento o una foto che non era mai stata commentata in classe con i docenti. Mentre ora, i ragazzi sono stati avvantaggiati dalla possibilità di mettere in risalto le loro caratteristiche e le loro abilità». Anche la composizione delle commissioni avrebbe ridotto rigidità e squilibri tra materie: «Non hanno corso il rischio che i commissari esterni facessero domande più incentrate sulla loro materia che non su quello che gli alunni avevano studiato durante l’anno».
Rusconi ricorda inoltre che questi maturandi hanno iniziato le superiori negli anni del Covid: «E questo è il segnale che si sta finalmente risalendo dai danni che purtroppo hanno fatto lunghi periodi di didattica a distanza e non in presenza, oltre a chiusure a singhiozzo».
Licei avanti, professionali da rilanciare
L’analisi mette in luce esiti migliori nei licei rispetto ai professionali. Lo stesso Rusconi sottolinea: «L’impegno è andato sicuramente meglio nei licei classico e scientifico — prosegue la sua analisi Rusconi — però mi dispiace che i risultati nei professionali non siano pienamente positivi. Sono convinto che con la riforma inserita qualche anno fa della formula del quattro più due (anni, ndr), la situazione potrebbe migliorare anche qui e che quindi tra poco tempo vedremo i risultati».
Prospettive future
Uno sviluppo atteso riguarda il percorso accademico dei neo diplomati. Sul punto, l’auspicio dei presidi è chiaro: «Sarebbe curioso capire se nel biennio universitario — conclude il preside — ci sarà una conferma, incrociando i dati con quelli della maturità di quest’anno, in modo che lo stesso effetto di miglioramento si possa vedere anche in quei percorsi».