Le forze dell’ordine italiane e spagnole hanno localizzato e fermato Massimiliano Del Vecchio, 42 anni, ricercato di origine pontina, latitante da quasi un anno. L’uomo è stato intercettato a Barcellona mentre si trovava all’interno di una struttura odontoiatrica. L’operazione è frutto di una stretta cooperazione internazionale tra i Carabinieri del Comando Provinciale di Latina, la Guardia Civil, le autorità giudiziarie spagnole e la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Del Vecchio, inserito nella lista dei latitanti pericolosi del Ministero dell’Interno, risultava al centro di un’indagine antimafia per traffico di stupefacenti e legami con reti criminali operanti tra Fondi e la capitale. Il suo arresto rappresenta un passaggio cruciale nell’ambito del contrasto ai traffici illeciti nell’Italia centro-meridionale.
Arresto a Barcellona: la cattura di Massimiliano Del Vecchio
Massimiliano Del Vecchio è stato localizzato in una clinica dentistica situata nel centro di Barcellona, dove si stava sottoponendo a cure mediche. I militari italiani, in stretta collaborazione con le autorità spagnole, hanno eseguito il fermo senza incidenti. Le informazioni raccolte attraverso attività di monitoraggio digitale e controllo delle sue relazioni personali hanno permesso di individuarlo. Le autorità hanno eseguito l’arresto nel rispetto delle procedure internazionali previste per i casi di estradizione.
Il latitante, considerato figura di spicco nel traffico di sostanze stupefacenti tra il Lazio e la Spagna, aveva fatto perdere le proprie tracce nel novembre 2024, dopo essere sfuggito all’operazione “Risiko”, condotta dai Carabinieri del Reparto Operativo di Latina. L’inchiesta si era conclusa con 16 arresti, ma Del Vecchio era riuscito a sottrarsi alla cattura.
Indagini internazionali e supporto di Eurojust
L’intervento rientra in un quadro investigativo più ampio avviato dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale. Le attività si sono svolte sotto il coordinamento del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) e grazie al supporto di Eurojust, agenzia europea per la cooperazione giudiziaria. La sinergia tra gli apparati investigativi italiani e spagnoli ha permesso di monitorare con attenzione gli spostamenti del ricercato, attraverso strumenti tecnologici avanzati e l’analisi dei suoi contatti diretti.
Gli investigatori hanno sfruttato il cosiddetto web patrolling, metodo che prevede la sorveglianza online e il tracciamento delle attività digitali di soggetti sospetti. L’incrocio dei dati ha permesso di individuare la probabile presenza del latitante in territorio iberico, consentendo così alle forze di sicurezza di procedere alla sua identificazione e, successivamente, all’arresto.
Coinvolgimento nella rete criminale del sud pontino
Del Vecchio, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, aveva assunto un ruolo direttivo nel controllo della distribuzione di droga nel sud della provincia di Latina, in particolare nella zona di Fondi. Le indagini lo collocano al vertice di un gruppo criminale ben strutturato, caratterizzato da una forte capacità intimidatoria e dotato di armamenti pesanti. L’uomo si era imposto attraverso atti intimidatori e azioni violente, tra cui una lunga serie di attentati incendiari finalizzati a consolidare il controllo sul territorio.
Le attività del gruppo, secondo l’accusa, si estendevano anche a Roma, dove risultavano attivi contatti con organizzazioni malavitose coinvolte nella logistica e nella distribuzione degli stupefacenti. La pericolosità di Del Vecchio aveva spinto il Ministero dell’Interno a inserirlo nell’elenco dei latitanti più pericolosi d’Italia.
Il legame con l’operazione “Risiko” e il ruolo del collaboratore
Il nome di Massimiliano Del Vecchio era emerso nell’ambito della maxi-inchiesta denominata “Risiko”, avviata nel 2024 dalla Procura Distrettuale Antimafia. L’indagine aveva portato all’arresto di sedici soggetti accusati di traffico internazionale di droga, detenzione illegale di armi e associazione di stampo mafioso. Tra i soggetti coinvolti figuravano anche Gianluca Del Vecchio, fratello gemello del latitante, e Johnny Lauretti, successivamente divenuto collaboratore di giustizia.
Le dichiarazioni fornite da Lauretti hanno contribuito a ricostruire la struttura organizzativa del gruppo criminale e a individuare le responsabilità individuali. La figura di Del Vecchio è emersa come quella di un soggetto strategico, capace di gestire i rapporti con fornitori esteri e organizzare il trasferimento della droga attraverso canali paralleli.