Marisa Allasio festeggerà il 14 luglio il traguardo dei novant’anni. Un anniversario che riporta al centro della memoria collettiva una protagonista del cinema italiano degli anni Cinquanta, capace di lasciare un segno profondo in appena quattro anni di attività e di imporsi nell’immaginario con il sorriso luminoso di Poveri ma belli.
Un anniversario che parla all’Italia
All’inizio del boom economico, Allasio divenne il volto di una femminilità elegante e moderna, senza recidere il legame con i valori di un Paese in trasformazione. La sua popolarità esplose rapidamente e il personaggio di Giovanna in Poveri ma belli la consegnò alla storia del grande schermo. In un’epoca segnata da leggerezza, speranza e desiderio di benessere, il suo profilo artistico si impresse come emblema di freschezza e spontaneità.
Dalla formazione a Roma al mito sullo schermo
Nata a Torino nel 1936 come Maria Luisa Lucia Allasio, crebbe in una famiglia vicina allo sport. Suo padre Federico fu calciatore di rilievo con Genoa e Torino, quindi allenatore di squadre importanti come Bologna, Cagliari e Lazio. Seguendo gli spostamenti professionali del padre, visse tra Genova e Roma. Proprio nella Capitale si avvicinò alla recitazione, studiando con Wanda Capodaglio: un percorso che le fornì sicurezza, misura espressiva e presenza scenica, qualità che avrebbero brillato fin da subito davanti alla macchina da presa.
Una scelta controcorrente e un’eredità intatta
Nel 1958, a soli ventidue anni, sposò il conte Pierfrancesco Calvi di Bergolo, figlio della principessa Iolanda di Savoia, e lasciò definitivamente il cinema. Una decisione inattesa, presa all’apice del successo, che trasformò una carriera breve in un mito destinato a durare. La sua immagine, tra grazia e vitalità, continua a richiamare gli anni della rinascita italiana, le commedie leggere e l’entusiasmo di un pubblico che ancora oggi la identifica con un capitolo irripetibile della nostra cultura visiva.