Marco Mouly, soprannominato il “re delle truffe” e figura centrale nella maxi frode dell’IVA sulle quote di emissioni di CO₂, è stato arrestato all’aeroporto di Fiumicino dopo mesi di latitanza internazionale. Proveniente da Tel Aviv, Mouly era ricercato per scontare una condanna a tre anni di reclusione emessa in Francia per evasione fiscale e insolvenza fraudolenta. Intercettato dalla polizia di frontiera, è stato trovato in possesso di documenti falsi nascosti nelle scarpe. Considerato uno degli artefici del cosiddetto “crimine fiscale del secolo” legato alla carbon tax, Mouly ha sottratto oltre 280 milioni di euro al fisco francese attraverso un sofisticato schema di società fittizie. Attualmente si trova nel carcere di Civitavecchia, in attesa di estradizione.
Arresto di Marco Mouly a Roma: identificato all’arrivo da Israele
Gli agenti della polizia di frontiera dell’aeroporto internazionale di Roma Fiumicino hanno fermato Marco Mouly subito dopo il suo arrivo con un volo da Tel Aviv. L’uomo, noto alle autorità europee per numerosi reati finanziari, ha tentato di entrare nel territorio italiano utilizzando un’identità falsa.
Durante la perquisizione personale, gli agenti hanno scoperto un secondo passaporto contraffatto nascosto all’interno di una scarpa, elemento che ha rafforzato i sospetti su un imminente tentativo di fuga.
Le forze dell’ordine, già allertate dalla nota rossa diffusa da Interpol nel novembre scorso, hanno provveduto al suo immediato trasferimento presso la casa circondariale di Civitavecchia, dove attenderà l’esecuzione delle procedure di estradizione verso la Francia.
La frode sulla carbon tax di Marco Mouly
La carriera criminale di Marco Mouly ha raggiunto l’apice con una delle truffe fiscali più clamorose della storia europea, orchestrata attraverso il sistema delle quote di emissione di carbonio.
Tra il 2008 e il 2010, Mouly e i suoi complici hanno utilizzato una rete di società fantasma dislocate all’estero per acquistare permessi di inquinamento esenti da IVA. Successivamente, le stesse quote venivano rivendute in Francia con l’aggiunta dell’imposta sul valore aggiunto, che non veniva mai versata allo Stato.
In questo modo, il gruppo ha generato profitti illeciti per centinaia di milioni di euro, causando danni gravissimi all’erario francese. Il meccanismo fraudolento, noto come “frode carosello”, si è avvalso della complessità dei mercati europei dell’energia e delle falle nella cooperazione fiscale tra gli Stati membri.
Dalla pubblicità alle truffe internazionali
Marco Mouly ha iniziato la sua attività negli anni ’80 a Parigi, nel settore pubblicitario. Già dagli anni ’90 risultava coinvolto in diversi procedimenti penali per furto e frode, con una prima condanna nel 1993 a tredici mesi con sospensione della pena.
Il salto di qualità avviene nei primi anni 2000, quando Mouly entra nel giro delle truffe sull’IVA attraverso la compravendita di elettronica. Con il tempo, le sue operazioni si sono evolute in veri e propri sistemi transnazionali di evasione, culminati nella frode sulle emissioni di CO₂.
Nel 2016 era già stato condannato a otto anni di reclusione e al pagamento di un milione di euro di sanzioni per il medesimo reato. Nel settembre 2024, una nuova sentenza gli ha vietato in via definitiva la possibilità di dirigere qualsiasi impresa.
Latitanza internazionale e tentativo di asilo in Israele
Dopo la condanna definitiva pronunciata dal tribunale francese, Mouly ha lasciato il Paese senza documenti validi, riuscendo a eludere le autorità per diversi mesi. Ha trascorso almeno cinque mesi tra 14 Paesi differenti, viaggiando sotto falso nome e pubblicando immagini di sé in località di lusso, come Tel Aviv, dove avrebbe tentato di richiedere asilo.
Nel gennaio 2025 ha rilasciato dichiarazioni alla stampa francese, lamentando un trattamento giudiziario iniquo rispetto ad altri imputati coinvolti nella stessa vicenda. L’arresto a Ginevra da parte dell’Interpol, e infine l’intercettazione a Roma, hanno interrotto definitivamente la sua fuga.
Gli investigatori ritengono che Mouly stesse pianificando un ulteriore trasferimento verso un Paese non aderente agli accordi europei di estradizione.