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Maxi maiale davanti a Montecitorio, protesta di Greenpeace contro allevamenti intensivi

Maxi maiale davanti a Montecitorio, protesta di Greenpeace contro allevamenti intensivi

il maiale di cartapesta portato davanti a Montecitorio da Greenpeace|l'arrivo del maiale di cartapesta in piazza Montecitorio

Un maxi maiale in cartapesta è stato scaricato in piazza Montecitorio a Roma dagli attivisti di Greenpeace che hanno realizzato una efficace protesta per segnalare al Parlamento che dopo un anno è ancora ferma la proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi” presentata alla Camera dall’organizzazione ambientalista, insieme a Lipu, Isde–Medici per l’ambiente, Terra! e Wwf Italia. Il primo a chiedere una reazione è proprio il super maiale, arrivato in camion, e piazzato in piazza accompagnato dallo striscione “Onorevoli, non potete più ignorarmi!”.

Maxi maiale davanti a Montecitorio, protesta di Greenpeace: "Calendarizzare proposta di legge"

Greenpeace chiede così che la proposta di legge venga calendarizzata, visto che è ancora ferma in Commissione Agricoltura. Un testo che si focalizza sulla necessità di una transizione agro-ecologica del comparto zootecnico per passare dall’attuale sistema di allevamento di tipo intensivo a un modello agro-ecologico.

In pratica si chiede di lavorare per un futuro "che non sia più basato su maxi allevamenti intensivi, ma su piccole aziende ecologiche". E per farlo si deve iniziare "tirando fuori dai cassetti la proposta di legge, sostenuta dalle firme di oltre mezzo milione di cittadini".

Un cambiamento radicale che per le associazioni promotrici deve essere supportato da un quadro normativo e un supporto economico adeguati per aiutare le aziende. "La sfida è grande, ma non più rinviabile, e chiama in causa tutte le parti: decisori politici, aziende agricole, mondo dell’associazionismo e della scienza. La nostra proposta di legge crea le condizioni per affrontarla" dichiara Simona Savini della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia.

"La protesta di oggi vuole dare voce ai numerosi problemi legati agli allevamenti intensivi, ampiamente condivisi dalla scienza e puntualmente riportati nella relazione introduttiva della proposta di legge, ma anche ai consensi bipartisan finora raccolti intorno al testo", conclude Savini.

Andare oltre gli allevamenti intensivi

Gli allevamenti intensivi, ricorda Greenpeace, "divorano tonnellate di mangimi che per essere prodotti richiedono circa il 70% dei terreni agricoli e oltre due terzi dell’acqua impiegata in agricoltura in Europa: risorse preziose che potrebbero essere destinate al consumo diretto umano o al ripristino degli habitat naturali".

"L’industria della carne, al contempo, produce rifiuti che l’ambiente non riesce a smaltire: i liquami derivanti dagli allevamenti intensivi inquinano infatti terreni e risorse idriche, soprattutto in aree ad alta intensità zootecnica. Basti pensare - si legge nella nota di Greenpeace - che le emissioni di ammoniaca, direttamente proporzionali al numero di animali allevati, in Italia sono la seconda causa di formazione di PM2,5, le polveri sottili inquinanti che ogni anno nel nostro Paese causano circa 50 mila morti premature".

l'arrivo del maiale di cartapesta in piazza Montecitorio