Il conflitto in Medio Oriente e la situazione in Iran tornano a infiammare lo studio di “A Viso scoperto”, la trasmissione d'inchiesta condotta da Matteo Demicheli: Kamran Babazadeh analizza l’ampia partecipazione ai funerali di Khamenei e le contestazioni a Pezeshkian e Araghchi, e la spaccatura interna al potere tra correnti pragmatiche e ali più rigide.
Babazadeh è un attivista politico iraniano che ha vissuto in prima persona la Rivoluzione del 1979 e l'assalto all'ambasciata americana. Militante nelle file del Tudeh (il partito comunista iraniano), ha lasciato il Paese dopo che l'Ayatollah Khomeini dichiarò il partito fuorilegge. Da allora vive all'estero, mantenendo però contatti strettissimi con la complessa realtà sociale e politica interna dell'Iran.
Affluenza record ai funerali: il mito del collasso imminente dell’Iran smentito dai fatti
Di fronte alle immagini degli oceanici funerali dell'Ayatollah Khamenei — che hanno mobilitato tra i 40 e i 43 milioni di persone tra Iran e Iraq, con punte di 10 milioni nella sola città di Mashhad dove è stato sepolto — Babazadeh smonta la narrativa occidentale di un regime sul punto di crollare. Nella popolazione, pur a fronte di pressanti richieste di stabilità economica e riduzione dell'inflazione, nei momenti di minaccia esterna (come i venti di guerra soffiati da Donald Trump) subentra un fortissimo riflesso patriottico e identitario che stringe la popolazione attorno alle istituzioni. Un’ampia partecipazione popolare non equivale necessariamente a un’adesione piena a ogni scelta politica, ma segnala una forte identità nazionale e un diffuso sentimento religioso.
Le priorità dei cittadini e il nodo Pasdaran
Nell’attuale fase storica molti iraniani chiedono stabilità economica, riduzione dell’inflazione, occupazione e prospettive per i giovani. In questo quadro restano critiche e sensibilità diverse sul ruolo dei Pasdaran, la cui influenza, rispetto al 1979, si è rafforzata sul piano militare, economico, industriale e strategico. Se tra il 1979 e il 1980 i Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran) erano giovani idealisti nati per difendere la svolta istituzionale, oggi si sono trasformati nel principale centro di potere assoluto del Paese. Controllano non solo l'apparato militare e strategico, ma gestiscono direttamente i più grandi asset industriali ed economici dell'Iran, condizionando pesantemente ogni scelta politica del governo.
Iran: la spaccatura interna al potere
Babazadeh rivela un dettaglio cruciale ignorato da gran parte dei media occidentali: le contestazioni e il lancio di pietre avvenuti durante i funerali contro il Presidente riformista Pezeshkian, il Ministro degli Esteri Araghchi e il Presidente del Parlamento Qalibaf. La contrapposizione principale non è tra sostenitori e detrattori della Repubblica islamica, ma tra correnti pragmatiche e ali più rigide. I primi, rappresentati da Pezeshkian, Araghchi e dal presidente del Parlamento Qalibaf, puntano a ridurre le tensioni internazionali e a rilanciare l’economia tramite il dialogo. I secondi rifiutano aperture verso l’Occidente, considerate un rischio per la sicurezza nazionale, e sostengono uno scontro frontale, anche con Israele e con gli Stati Uniti.
Le parole di Babazadeh dipingono una società estremamente stratificata, dove le tensioni più pericolose per il futuro della regione non si giocano sull'asse "regime contro popolo", ma all'interno dello stesso perimetro istituzionale della Repubblica Islamica.
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