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La Leo Penicillina torna a raccontarsi: a Roma la mostra sulla fabbrica che ha segnato un’epoca

La Leo Penicillina torna a raccontarsi: a Roma la mostra sulla fabbrica che ha segnato un’epoca

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Un pezzo importante della storia di Roma riaffiora grazie alla mostra dedicata alla Leo Penicillina, lo storico stabilimento di via Tiburtina che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per la produzione farmaceutica italiana. L’esposizione, aperta al pubblico dal 14 gennaio, ricostruisce il ruolo centrale della fabbrica nella ricerca e nella produzione di antibiotici, ma soprattutto restituisce voce e dignità alle persone che lì hanno lavorato, trasformando quel luogo in una vera comunità.

Foto, strumenti e testimonianze di chi c’era

In mostra fotografie d’epoca, macchinari e strumentazioni tecniche utilizzate tra gli anni Cinquanta e Ottanta, documenti e materiali originali che raccontano il lavoro quotidiano all’interno della prima fabbrica italiana produttrice di penicillina. Accanto agli oggetti, trovano spazio le testimonianze dirette degli ex dipendenti, presenti anche all’inaugurazione nel IV Municipio: frammenti di vita che intrecciano professione, amicizie e sacrifici, e che fanno della mostra un racconto corale più che un semplice percorso storico.

Dal successo al declino

Dopo decenni di attività e di riconoscimento internazionale, la Leo Penicillina ha vissuto una fase di progressivo rallentamento produttivo. I cambiamenti nel mercato farmaceutico e le trasformazioni societarie hanno portato, tra gli anni Ottanta e Novanta, alla chiusura definitiva dello stabilimento. Da simbolo di progresso e innovazione, la fabbrica è diventata così il segno di una crisi industriale che ha colpito duramente il territorio e i suoi lavoratori.

L’abbandono e una ferita urbana ancora visibile

Alla chiusura è seguito un lungo periodo di abbandono. L’edificio di via Tiburtina, svuotato delle sue funzioni originarie, si è trasformato negli anni in un grande spazio degradato, segnato da occupazioni e incuria, diventando uno dei simboli più evidenti delle difficoltà della periferia romana. Una ferita urbana che ha accompagnato il silenzio calato su una storia industriale fondamentale.