Diego Pablo Simeone è tornato in Italia per assistere alla festa scudetto del Napoli. Questa visita ha riportato alla mente dei tifosi italiani il passato del Cholo in Serie A, in particolare la sua avventura alla Lazio. Simeone si trasferì alla Lazio nel 1999, iniziando una nuova fase della sua carriera come centrocampista.
Fu subito un elemento fondamentale della squadra biancoceleste, che in quell'anno vinse la Coppa Italia. L'anno successivo, la Lazio conquistò lo scudetto con un Cholo in grande forma. La sua esperienza nella capitale italiana fu breve ma intensa, segnata da un grande spirito combattivo e da una determinazione in campo che impressionò tutti.
Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Simeone ha ha parlato delle possibili somiglianze tra questo Napoli e la Lazio dello scudetto: “Quella Lazio è la squadra più forte in cui abbia mai giocato, per individualità. Questo Napoli è ancora più solido come gruppo e meccanismi".
Una Lazio molto argentina: "Vero. Ma c’erano tantissimi altri giocatori fortissimi, ogni allenamento era una battaglia. Una volta ricordo che Mancini scattò ma io non gli passai la palla e si arrabbiò. Gli dissi: non saresti arrivato sul lancio. Lui rispose: “Dovevi fare un passaggio dietro la linea difensiva, non un lancio”. Aveva ragione. Quella frase mi rimase impressa e oggi lo insegno ai miei giocatori. Non eravamo grandi amici ma da quel gruppo sono venuti fuori buoni allenatori. Io e Veron non ci prendevamo, non ci parlavamo, ma in campo ci capivamo. Penso all’assist per il gol con cui abbiamo battuto la Juve a Torino. Una rete decisiva per lo scudetto".
Sulla possibilità di tornare ad allenare in Italia Simeone dice: "Spesso mi capita di incontrare tifosi interisti e laziali che mi chiedono di tornare. Chi può saperlo? Di sicuro mi farebbe piacere". Infine, sul figlio Giovanni: “Quando mi disse che c’era la possibilità di venire qui, non ho avuto bisogno di convincerlo. E subito dopo che arrivò mi disse al telefono “Papà è bellissimo, io qui voglio vincere qualcosa di importante”. E c’è riuscito!".
G.