Quando si parla di tsunami o di maremoti il pensiero va rapidamente verso zone remote come il Giappone o l'Oceano Pacifico, ad eventi tragici che tutto sommato sembrano molto lontani da noi. Eppure, se si considera l'alta incidenza di terremoti che periodicamente scuotono la nostra penisola, escludere a priori eventi catastrofici potrebbe essere un imperdonabile errore. A ricordarlo è la Protezione Civile del Lazio: anche le coste del Mediterraneo sono a rischio maremoto, a causa dell'alto grado di sismicità del nostro territorio e la presenza di numerosi vulcani attivi, compresi quelli sottomarini come il Marsili, il più esteso e temibile d'Europa. Dopo che nel 2013 l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha creato il Centro Allerta Tsunami, dal 2017 il Consiglio dei Ministri con una direttiva ha previsto l’istituzione del sistema di allertamento nazionale per i maremoti generati da sisma. Da qui, la Protezione Civile è partita con l'individuazione delle zone più a rischio e la predisposizione del piano operativo, realizzato anche grazie alle prime due esercitazioni che sono state svolte a Roma e Latina nel 2019 e nel 2020. E questi test hanno fatto emergere numerose criticità, in merito alla popolazione esposta e i tempi di allertamento: segno che sul fronte della gestione del rischio tsunami la strada è ancora lunga, ma è un bene che anche nel nostro territorio sia stata quantomeno tracciata.