Ricerca nel Sito

Lazio, il prezzo del vino potrebbe salire del 15%: allarme imprese

Lazio, il prezzo del vino potrebbe salire del 15%: allarme imprese

imprenditoria femminile vino

Il comparto vitivinicolo del Lazio guarda con preoccupazione ai prossimi mesi: se il caro energia non rallenterà prima dell’estate, il prezzo del vino potrebbe aumentare fino al 15%. Le tensioni legate alla guerra in Medio Oriente e i costi di produzione più elevati mettono sotto pressione le microaziende del territorio, mentre le bottiglie già presenti sugli scaffali non risentirebbero nell’immediato dei rincari.

Costi energetici e tenuta competitiva

La filiera del vino è tra le più esposte all’andamento dei prezzi dell’energia, con un fabbisogno stimato di circa 11 kilowatt per ettolitro lungo il percorso che va dalla coltivazione all’imbottigliamento, fino a trasporto e commercializzazione. «Essendo state chiuse prima dell’inizio della guerra in Medio Oriente, le bottiglie attualmente in vendita non dovrebbero aver subito aumenti di prezzo – fa notare Antonio Parenti, presidente di Confagricoltura Lazio –. Se il conflitto si estenderà fino alla prossima vendemmia, rischiamo di perdere competitività. Le imprese sono consapevoli che è necessario raggiungere l’autonomia energetica e stanno investendo nell’agrivoltaico. Ma qualora i rincari non dovessero riassorbirsi in tempo, gli scontrini potrebbero subire ritocchi all’insù superiori al 10%.»

Il quadro produttivo nel territorio

Secondo uno studio Arsial, in Lazio la superficie vitata copre 18 mila ettari, distribuiti tra collina, pianura e montagna e ripartiti nelle province di Roma, Latina, Viterbo, Frosinone e Rieti. Nell’area metropolitana prevalgono Malvasia, Bellone e Cesanese, nella pianura pontina Nero Buono e Moscato di Terracina, in Ciociaria il Cesanese d’Affile, il Maturano e la Passerina, mentre nella Tuscia si distinguono Aleatico e Grechetto.

Nelle ultime cinque campagne si sono prodotti in media un milione di quintali di uva, trasformati da circa 350 aziende in 700 mila ettolitri di vino, per il 75% bianchi e 25% rossi. Il 70% rientra nelle denominazioni Docg, Doc e Igt. Tra il 2023 e il 2025 il valore medio annuo del settore ha raggiunto 230 milioni di euro, con 70 milioni dall’export, in calo del 5,6% rispetto al 2024.

Consumi in calo e nuove traiettorie

Alla pressione dei costi si somma l’indebolimento della domanda interna. «I giovani bevono meno e sono più affezionati ai cocktail, mentre gli adulti scelgono alternative con gradazioni alcoliche più basse – spiega Salvatore Stingo, presidente Confcooperative Agroalimentare e Pesca Lazio –. Credo che il futuro del vino laziale sia legato a progetti di cooperazione enoturistici finalizzati alla valorizzazione del territorio».

Nel breve periodo, la tenuta del prezzo del vino nel Lazio dipenderà dall’evoluzione dei costi energetici e dagli scenari internazionali, mentre la rete delle imprese lavora su autonomia energetica e enoturismo per sostenere competitività e valore territoriale.