A Roma, l’ex presidente della Lazio Sergio Cragnotti ha ripercorso, in un colloquio con Il Messaggero, uno dei momenti più tesi della sua gestione: la mancata cessione di Beppe Signori, con la protesta dei tifosi davanti alla sede di via Novaro. Un passaggio che riporta al centro la relazione tra società e piazza biancoceleste.
Il racconto dell'ex presidente
Cragnotti ha richiamato l’atmosfera di quelle ore segnate da tensione e intervento delle forze dell’ordine, ribadendo l’impatto del tifo sulla vita del club. In merito all’episodio, l’ex presidente ha ricordato: "Signori? La sede di via Novaro assediata, gli elicotteri, la polizia, qualche lacrimogeno. Mia moglie mi chiamava impaurita da casa e io continuavo a non capire perché la gente non si fidasse di quello che stavo facendo. I tifosi della Lazio sono sempre stati molto esigenti, diversi da tutti gli altri e in particolare da quelli romanisti, che spesso fanno sold out anche quando la loro squadra va male. I laziali sono davvero il dodicesimo uomo in campo, quando decidono di fare la differenza sono i più determinanti del nostro campionato. Ma su certe cose vanno diritti per la loro strada".
Il contesto e la dimensione locale
Le parole di Cragnotti restituiscono l’immagine di una città in cui il tifo può incidere sulle scelte societarie, con un coinvolgimento che va oltre il campo. Nel confronto con l’altra metà calcistica della Capitale, l’ex numero uno biancoceleste richiama differenze di partecipazione e abitudini allo stadio, evidenziando la pressione che i sostenitori sanno esercitare quando si compattano. Il riferimento a Roma e ai suoi equilibri sportivi conferma la specificità del contesto locale, in cui il legame tra club e territorio resta determinante.
Un’eredità ancora attuale
A distanza di anni, quell’episodio davanti alla sede di via Novaro rimane un punto di riferimento nella memoria biancoceleste: memoria di un confronto acceso tra società e tifosi e, insieme, testimonianza del peso del cosiddetto dodicesimo uomo nel calcio romano. Le dichiarazioni raccolte da Il Messaggero delineano uno spaccato netto di una stagione in cui la voce della piazza ha inciso sulle decisioni al vertice.