Dal 22 al 24 novembre la mostra “L’arte della dimensione umana” è stata ospitata nella Sala Margana con un atteso ritorno delle opere di Erio Baracchi nella Capitale, esposte in più occasioni tra personali e collettive.
La tre giorni di esposizione iniziata il 22 novembre con l’inaugurazione introdotta da Dominique Carducci Polzella presidente della associazione Leonardo Creation ha visto la partecipazione di Eriano Baracchi.
L'arte di Erio Baracchi
Tornare bambini e riuscire a guardare il mondo “senza ombre”, cogliendo la bellezza, il valore della vita e dell’essere. Questo l’impegno quotidiano di Erio Baracchi, artista unico con un linguaggio espressivo che si distingue per originalità nel mondo dell’arte del ‘900 e non solo. Messaggio che continua a contagiare il pubblico attraverso le sue opere, un repertorio imponente perché Erio Baracchi viveva per l’arte.
La selezione di opere di Erio Baracchi
Sono una ventina quelle scelte dal figlio dell’artista, Eriano Baracchi. Non si è trattato di una mostra antologica, ma una selezione di opere di vari formati che rappresentano gli ultimi due periodi del lavoro dell’artista che vanno dalla “Nuova Natura” alla “Quieta Inquietitudine” quando superato il periodo tecnologico Erio Baracchi sente la necessità di tornare alla natura fuori dal contesto industriale e all’uomo immerso nell’ambiente sempre con uno sguardo proiettato al futuro, verso l’oltre.
Le parole di Eriano Baracchi
“Ho deciso di esporre quelle opere che sono più vicine alla persona, più accoglienti dal punto di vista dell’armonia dei colori e delle strutture che sono ambienti ideali” spiega Eriano Baracchi. “Rappresentano il ‘dopo 50’ - prosegue - quando un essere umano comincia a cambiare alcune visioni della vita e si addolcisce. Colori caldi con un ritorno alla natura e alle figure. Opere di lettura immediata, adatte anche a un pubblico che non conosce nello specifico il percorso dell’artista Erio Baracchi”.
Chi è Erio Baracchi
Erio Baracchi (1926-2012) pittore, grafico e docente. “E’ nato per la pittura e l’insegnamento” lo pensa il figlio e anche gli ex studenti che durante la mostra nel decennale della scomparsa hanno voluto omaggiare il professore per il grande contributo formativo. Perché l’artista “era tanto eremita nel suo lavoro” spiega Eriano, “quanto era un animale sociale, pronto a cogliere l’aspetto umano delle persone che incontrava”. Sensibilità dimostrata fino all’ultimo. Come testimonia il gesto di grande generosità, ma anche di rigore dimostrato nella realizzazione del ritratto del figlio del suo barbiere. Erio Baracchi era infatti anche un incredibile ritrattista.