Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, rivendica la portata delle manifestazioni e contesta la lettura fornita dall'esecutivo sulla partecipazione allo sciopero. L'organizzazione sindacale parla di mobilitazione ampia e trasversale, mentre la Questura ha fornito stime inferiori e il governo ha indicato un'adesione del 7% nel pubblico impiego. Il confronto sui numeri si intreccia con le richieste su lavoro, salari e pace, temi che per Landini restano inscindibili.
Le piazze e i numeri
Per il leader della Cgil gli ultimi giorni hanno segnato un passaggio politico e sociale rilevante. «Queste giornate hanno visto una mobilitazione straordinaria e aprono un nuovo corso — dice il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini —. Tre milioni di persone hanno riempito, in due giorni, le strade di tutta Italia, con una grande partecipazione dei giovani, che già avevamo visto nei referendum».
Alle contestazioni sui dati, Landini replica citando l'ampiezza del coinvolgimento. «Cento piazze piene dicono che la gente ha scioperato». E sulla presenza giovanile rivendica la natura mista della partecipazione: «Accanto a una generazione che ha preso la parola c’erano tanti lavoratori». Sui numeri ufficiali, la posizione è netta: «Sì. Ed è stupido far finta di non capire quanto avvenuto».
Le priorità del sindacato
Al centro della piattaforma sindacale restano diritti, salari, precarietà e servizi essenziali. «Queste giornate hanno mostrato che un sindacato senza la solidarietà tra le persone e il perseguimento della pace non esiste. Il fatto che milioni di cittadini abbiano scelto di non girarsi dall’altra parte e di mettere in gioco una giornata di stipendio parla alla politica, chiedendo un miglioramento delle condizioni del lavoro e la rinuncia alla logica del riarmo, perché le due cose stanno assieme».
Landini collega la spinta delle piazze a una domanda sociale più ampia. «Intanto, nelle Marche il 50% non ha votato. Ma la democrazia senza partecipazione si svuota e apre la strada a logiche autoritarie. Il compito del sindacato è saldare questa domanda di fraternità, giustizia e pace con il tema dei salari bassi, della precarietà, della sanità e della scuola pubblica, del diritto alla casa». E ribadisce la funzione del sindacato: «Il sindacato ascolta la domanda che viene dal basso e dà voce alla richiesta di pace e di cambiamento delle politiche economiche e sociali».
Ordine pubblico e accuse di violenza
Sulle polemiche per la presenza di frange violente alle manifestazioni, il segretario Cgil marca la linea di demarcazione. «Noi i violenti e i cretini non li abbiamo mai difesi. E i responsabili di atti criminali sono stati respinti anche fisicamente. Poi giustamente il lavoro importante lo hanno fatto le forze di polizia». Esclude ogni zona grigia: «Assolutamente no. Un conto è manifestare un altro la violenza, che è contro chi manifesta. Sono due mondi diversi. Quando il governo li sovrappone, insulta milioni di persone perbene scese in piazza, che invece andrebbero ringraziate perché hanno difeso l’onore del Paese».
Il conflitto in Medio Oriente
Landini apre anche al confronto sul quadro internazionale, dalla crisi in Gaza alle proposte di mediazione. «Qualsiasi tentativo di fermare il genocidio e riportare cibo, acqua, ospedali a Gaza va nella direzione giusta. Lo stesso vale per la liberazione degli ostaggi da parte di Hamas e dei prigionieri politici da parte di Israele. Manca, nella proposta, il riconoscimento dello Stato di Palestina e non si parla di Cisgiordania. Senza due Stati, il diritto all’autodeterminazione e la rinuncia a ogni logica coloniale non c’è una pace durevole».
La posizione del sindacato sulla rappresentanza palestinese e sul ruolo delle istituzioni internazionali è esplicitata senza ambiguità. «Voglio ricordare a tutti che il 7 ottobre 2023 la Cgil era in piazza San Giovanni contro l’invasione russa dell’Ucraina e che abbiamo immediatamente condannato questo atto di terrorismo che metteva in discussione il diritto all’esistenza di Israele. Poi tutti sanno cosa è successo: Israele è diventato un regime quasi dittatoriale responsabile di un genocidio. Per questo siamo scesi di nuovo in piazza. Per il futuro della Palestina occorre che siano gli stessi palestinesi a costruire democraticamente la loro rappresentanza. Per la Cgil non sono gli atti terroristici che permettono di costruire un futuro. La Corte internazionale di giustizia ha giudicato criminali di guerra sia Hamas sia Netanyahu e quindi per arrivare a una pace sono le istituzioni internazionali che dovrebbero essere riabilitate, per riaffermare il diritto internazionale».
Roma, tra condanne all’antisemitismo e sicurezza
Nelle domande rivolte a Landini è stato richiamato un episodio avvenuto a Roma, con la comparsa sul serranda di un panificio kosher nel quartiere Marconi della scritta «Ebrei di m.... bruciate tutti». La condanna del segretario è esplicita e si allinea a quella del sindacato internazionale. «Cgil e sindacato internazionale hanno sempre chiesto la liberazione degli ostaggi e dei prigionieri. Scritte e slogan antisemiti e pro Hamas non sono nostri, li abbiamo sempre condannati e non c’entrano con chi è sceso in piazza».
Partecipazione e istituzioni locali
Interpellato sul caso che ha coinvolto il sindaco di Reggio Emilia e Francesca Albanese, Landini sceglie parole chiare. «Non ho dubbi: la battuta infelice, senza nulla togliere al suo impegno, l’ha fatta Albanese e la cosa giusta l’ha detta il sindaco della mia città».
Documento di programmazione e spesa per il riarmo
Sul terreno economico, il giudizio della Cgil è critico rispetto al Documento di programmazione. «Non ci piace proprio. Conferma le politiche di austerità e che l’unico investimento sono 23 miliardi per il riarmo. L’austerità è già stata pagata da lavoratori e pensionati, che hanno subito anche il drenaggio fiscale, cioè le tasse pagate in più per via dell’inflazione che, a proposito di come la pace e il resto siano legati, è conseguenza della guerra in Ucraina. Si tratta di 25 miliardi che la Cgil chiede siano restituiti, non investiti in armi».
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Il quadro che si apre
Landini riassume il senso politico delle mobilitazioni e il rapporto con la rappresentanza. «Queste giornate hanno visto una mobilitazione straordinaria e aprono un nuovo corso». La richiesta alla politica, secondo la Cgil, passa da interventi su lavoro e tutela sociale insieme al rifiuto di una corsa agli armamenti. Un messaggio che, nelle parole del segretario, arriva dalle piazze e chiede risposte concrete.