Ricerca nel Sito

Lacrime e gloria: Oklahoma City Thunder alza il titolo NBA, ma i Pacers sono già storia

Lacrime e gloria: Oklahoma City Thunder alza il titolo NBA, ma i Pacers sono già storia

basket

Finali col botto: Oklahoma City d’oro, Indiana d’acciaio

La notte del 22 giugno 2025 il Paycom Center si è trasformato in un’arena di emozioni pure. Alla fine, gli Oklahoma City Thunder hanno alzato il Larry O’Brien Trophy, coronando una stagione da dominatori e scrivendo un nuovo capitolo nel loro percorso di rinascita. Ma dall'altra parte, gli Indiana Pacers hanno dimostrato cosa significa avere cuore, resistendo fino all’ultimo secondo nonostante la tremenda ferita causata dall’infortunio di Tyrese Haliburton.

I Thunder, reduci da una regular season da 68‑14 (migliore record NBA), sono scesi in campo con lo slancio di un gruppo affiatato e determinato. Shai Gilgeous‑Alexander, fresco di MVP della stagione regolare, ha brillato anche in finale: 29 punti e 12 assist, guadagnandosi meritatamente il titolo di Finals MVP. Al suo fianco, la qualità giovane ma già solida di Jalen Williams (20 punti) e la presenza dominante di Chet Holmgren (18 punti, 8 rimbalzi) hanno completato il quadro di una squadra che sa imporsi con stile ed energia .

Il momento che ha fatto girare la partita è arrivato nel terzo quarto, quando i Thunder hanno inflitto un micidiale parziale di 34‑20, spezzando gli indugi del primo tempo e lanciando la fuga decisiva. Un’accelerazione perfetta, costruita su intensità difensiva (23 palle rubate) e capacità di trasformare ogni errore avversario in un’occasione in contropiede.

Dal canto loro, i Pacers hanno risposto con dignità e personalità. Guidati da Rick Carlisle, si erano costruiti un cammino epico: eliminati Bucks, Knicks e Cavaliers, sono arrivati alla grande finale da quarti a Est e con ancora voglia di sorprendere.

Haliburton era stato il simbolo del loro sogno: dopo la tripla da gioco in gara‑1 e prestazioni decisive, aveva avviato Gara‑7 con 9 punti e tre triple, tenendo in piedi una gara che Indiana si lascerà scivolare via nel corso del match. Ma poi, a 4’55” del primo quarto, è arrivata la doccia fredda: rottura del tendine d’Achille della gamba destra. Il momento in cui il sogno ha rischiato di spegnersi: l’anima della squadra, in lacrime, è uscito dal campo, costringendo Indiana a una prova di resilienza disumana.

Da quel momento, i Pacers hanno continuato a lottare. Pascal Siakam, TJ McConnell (16 punti, 6 assist) e Andrew Nembhard non hanno mollato, mettendo in campo talento e coraggio fino all’ultimo secondo . Ma quei giovani Thunder, con la profondità del roster testimoniata dall’apporto di Alex Caruso e Isaiah Hartenstein, hanno chiuso con freddezza e intensità, mandando in visibilio una città intera.

Questo titolo non è solo una vittoria, è una rinascita: il primo trofeo dell’era Oklahoma City dopo il trasloco da Seattle nel 2008, l’apertura di una nuova era costruita con vision, pazienza e un mix perfetto di talento emergente. Ma nell’aria resta il pensiero struggente di Indiana: una squadra che ha perso non solo la finale, ma il proprio leader, e che ora guarda al futuro con rinnovata determinazione e un progetto da ricostruire attorno a Haliburton.