Qui la copertina della puntata di Extra “La guerra in Ucraina raccontata dal fronte russo.”
“È una regola dell'informazione, in modo particolare di quella italiana... che spesso tende a scegliere i temi da raccontare con le logiche dello spettacolo e degli ascolti anziché con i tradizionali criteri della notiziabilità di un fatto. Dopo mesi di costante presenza sulle prime pagine dei giornali, sui siti, nei tg e addirittura nei talk show la guerra in Ucraina ormai fa sempre meno notizia. A meno che, come successo poche settimane fa, non accada un fatto eclatante come la marcia su Mosca dei mercenari della temuta brigata Wagner a stravolgere la routine: allora i riflettori si accendono di nuovo, riprendono le dirette e gli immancabili dibattiti tra esperti o presunti tali, e l'argomento torna a guadagnarsi centimetri di carta sui giornali.
Ma in realtà la guerra va avanti sempre, anche quando i media scelgono di non parlarne. In un contesto già di per sé complicato si aggiunge poi l'attendibilità degli avvenimenti e delle fonti che le diffondono, con il rischio sempre presente che le manipolazioni nella filiera della costruzione delle notizie possano trasformare l'informazione in propaganda. In tal senso un ruolo decisivo lo svolgono gli inviati di guerra, quei reporter cioè che sono effettivamente sul campo e che magari si spingono addirittura fino al fronte a seguito delle truppe degli eserciti. Una prassi, quella del cosiddetto embedded journalism, che si ritiene sia stata sdoganata dall'esercito americano ai tempi dell'invasione dell'Iraq nel 2003 ma che in realtà - anche se in modo meno sistematico e probabilmente anche meno organizzato - c'è sempre stata: giornalisti, fotografi e operatori sono ospiti dei militari, ne seguono le imprese e le raccontano da un punto di vista certamente privilegiato ma inevitabilmente, anche e potenzialmente, altrettanto parziale...”
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